Tutti gli articoli di francescomuzzioli

Avanguardia a Napoli

Giorgio Moio, autore di poesia sperimentale (vedi nella sezione Gli autori) e curatore di riviste come “Risvolti” e ora “Frequenze poetiche”, ha pubblicato un volume che ricostruisce la vicenda delle avanguardie a Napoli nel secondo Novecento, proprio attraverso la storia delle riviste. Il titolo è Da “Documento-Sud” a “Oltranza”. Tendenze di alcune riviste e poeti a Napoli 1958-1995; l’editore è Oèdipus, che sempre più si sta affermando come editore di punta dell’alternativa letteraria. E il libro non è soltanto la dimostrazione “locale” di come sia stata vivace l’area napoletana, al pari se non di più delle coeve esperienze in altre città; ma è anche l’occasione per ripercorrere le tendenze di quegli anni e in essi la resistenza della istanza non arresa al mercato e del dibattito non corrivo attorno al postmoderno.

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Un contributo di Franco Falasca: i critici letterari

Franco Falasca, scrittore, artista e altro ancora, avendomi avuto alcune volte come critico aggiunto, mi ha spedito una interessante quadro tipologico dei critici letterari. Ogni critico potrà facilmente riconoscersi nel profilo che più gli piacerà.
Su Falasca, autore che seguo dagli inizi, ho scritto nella sezione Autori; ma soprattutto rimando alla conferenza-intervento che terrà il 19 dicembre sulla sua formula dell’Immaginazione preventiva, come indicato nella sezione Appuntamenti.

I CRITICI LETTERARI

I critici letterari si dividono (schematicamente) in: critici amici per i quali il libro è sempre ottimo anche quando non lo è, ma mai un capolavoro anche quando lo è; critici invidiosi che subdolamente ti elogiano accostandoti ad autori pessimi; critici populisti con il complesso d’inferiorità che attaccano i geni riconosciuti ma solo quelli d’avanguardia; critici dal collo corto, che non si notano tra la folla, e che per emergere sparano continue dichiarazioni apparentemente valide contro chiunque; critici squallidi per i quali ogni giudizio comporta un qualche interesse privato; critici storicisti, per i quali non sono i geni a creare la storia, ma è la storia a creare i geni; critici colti ma non critici, per i quali ogni occasione è buona per esibire la propria cultura; critici esauriti, per i quali ciò che ha deciso la maggioranza è sempre accettabile; critici ex-marxisti per i quali ciò che decide il mercato ha sempre un valore sociale che non si può ignorare; critici mondani che apprezzano solo autori mondani; critici psicanalitici per i quali ogni frase che l’autore scrive, viene usata contro di lui; critici strutturalisti, che analizzano ciò che l’autore dice e non ciò che scompostamente vorrebbe dire uscendo fuori da sé, e negano intenzioni e significati assenti che sono il pane quotidiano invece dell’altra categoria di critici, i critici creativi completamente liberi e inattendibili.

Migranti e marziani

Tra le ovvietà che di solito si dicono a proposito dei migranti, che so, “non possiamo accoglierli tutti”, “aiutiamoli a casa loro”, “ospitateli nelle vostre ville, se vi piacciono tanto”, una che mi irrita assai è l’espressione “migranti economici”. I migranti economici sarebbero quelli che non hanno diritto di asilo, perché le motivazioni del loro migrare sarebbero soltanto la miseria e la fame. Mossi da queste ragioni non decisive e  non giustificate (che diamine: anche qui da noi ci sono i derelitti e i morti di fame…), verrebbero nel nostro paese con intenti subdoli mescolandosi agli autentici profughi. Cioè: si giocherebbero i già scarsi e sudati risparmi, si sottoporrebbero a viaggi improbi, metterebbero ad alto rischio l’integrità e incolumità personale sapendo di poter probabilmente annegare in prossimità della meta, tutto questo al solo scopo malvagio di turbare i nostri sonni e di gravare sul nostro fragile assetto sociale?

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Tutto Riviello

Questa edizione dell’opera omnia di Vito Riviello (Tutte le poesie, Sapienza Università editrice) è davvero un libro “totale”: suddivisa in due volumi per ragioni di maneggiabilità e curata con grande competenza e acume interpretativo da Cecilia Bello Minciacchi, consente una lettura complessiva dell’autore che ne rivela tutta la complessità. Riviello è tra gli autori che hanno operato dopo la stagione delle neoavanguardie, però senza tentazioni retrograde, piuttosto con una cifra originale di poetica “non allineata”. Il problema critico che lo riguarda ‒ lo solleva Cecilia Bello Minciacchi nel corso della sua introduzione ‒ è che è fin troppo facile catalogarlo (etichettarlo) nella sfera del comico.

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LEZIONE PALAZZESCHI

Prosegue il corso (per il vero non molto accelerato) di videolezioni sulla poesia italiana di inizio Novecento, nella sezione “Appello straordinario”. Tocca questa volta ad Aldo Palazzeschi e alla sua effervescente poesia comica tra crepuscolarismo e futurismo. Il testo campione che viene analizzato è E lasciatemi divertire, uno scatenamento “sonoro” di natura ludica e tuttavia con risvolti alquanto seri.

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Continuazioni non indispensabili

C’è in giro una gran voglia di sequel. Lo si vede dalla fortuna delle serie televisive e dal fatto che gli eroi della fiction non riescono mai a morire e vanno oltre gli stessi autori… Non si riesce a smettere (questo giro di frase non è casuale: c’è una somiglianza tra la fiction e la droga?). La cosa non è proprio nuova, basti pensare al romanzo d’appendice e ai racconti a puntate. E certamente è da mettere in conto al carattere principale della lettura ingenua che legge d’un fiato per vedere come va a finire (il nostro Calvino l’aveva ironizzata da par suo nel racconto-cornice di Se una notte d’inverno un viaggiatore). Che sia ora incentivata anche dalla tendenza delle nuove tecnologie all’affiliazione e alla fidelizzazione, può essere; di fatto, questa passione del serial reader per le continuazioni, non solo penalizza l’analisi testuale, in quanto a rigore non la si potrebbe mettere in atto prima che il testo sia del tutto finito, ma arriva a indurre a ripensamenti quegli autori che avevano lasciato il loro finale in sospeso.

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