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I testi per musica di Giovanni Fontana

Oggi, 25 maggio, viene consegnato a Giovanni Fontana il Premio Pagliarani alla carriera. Per festeggiarlo, pubblico la recensione al suo recente volume Controcanti.

Controcanti, pubblicato da Molesini editore, raccoglie i “testi per musica”, scritti in occasione di collaborazioni con i musicisti, progetti multimediali o performance. I brani raccolti sono numerosi e infatti il libro supera le 500 pagine. Come spiega Barbara Meazzi nel saggio introduttivo, vi sono compresi

trentacinque fra testi e pre-testi, pressoché tutti inediti, composti da Giovanni Fontana tra il 1991 e il 2017 e organizzati qui in sei sezioni: si tratta di parole per canzoni, progetti di voci video-poetiche, dialoghi per teatrini sonori o flash opera, tra cui una versione originale per l’ Histoire du soldat di Stravinsky; vi sono poi anche alcune straordinarie tracce di performance.

È un materiale che certamente contribuisce a completare la conoscenza di un autore che giustamente è stato definito “un classico dell’avanguardia”; e che, anche in assenza del completamento musicale che lo accompagnava, indica con evidenza alcuni valori artistici di fondo. Continua a leggere I testi per musica di Giovanni Fontana

I seminari della LUNA: “Gli anni” di Annie Ernaux

È molto in voga l’autobiografia e l’autobiografismo pure, dato che la letteratura oggi è improntata all’empatia e ciò che una volta era imputato a curiosità morbosa o “indiscrezione” del lettore suona attualmente come virtù partecipativa – a detrimento, come si intuisce, dell’immaginazione e dell’invenzione. E, per giunta, viene a deprimersi la differenza tra scrittura testimoniale (tenuta all’oggettività storica) e scrittura finzionale (la cui oggettività è prettamente allegorica).
I seminari di “Critica della narrativa” non potevano evitare di fare i conti con un testo recente eletto a rappresentante del genere autobiografico e la scelta è caduta su Gli anni di Annie Ernaux (Les années, 2008; in traduzione italiana, 2015). Un testo che si situa chiaramente nell’autobiografia, ma che presenta alcuni procedimenti inusuali, in quanto se da un lato non nasconde mai la coincidenza del personaggio principale con l’autrice,  dall’altro lato, però, prende le distanze con uno stile particolare che predilige l’impersonale (“on” nell’originale francese). Una scelta piuttosto originale e, si potrebbe dire, sperimentale.
Per seguire il seminario si può accedere da questo link:

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Tornare a scuola a Francoforte

Triste è lo stato attuale della politica, ridotta a mera gestione o alla mossa furbesca limitata nel linguaggio alla propaganda o al bla-bla confuso della compagnia di giro dei talk-show; e non meno triste è la letteratura, ridotta a successi annunciati e in rapida obsolescenza, tra presunte enfatiche bellezze emozionanti e moralistici predicozzi, quando va bene. In questa situazione, la cosa migliore mi pare tornare a studiare. E tornare a riflettere su quei nodi che, in un passato non poi così lontano quanto sembra, sono stati affrontati per arrivare al cuore del problema.
Personalmente ho provato a farlo con Brecht, Benjamin e il marxismo critico, e anche Adorno e Marcuse son stati della partita. Ecco allora a disposizione, per riprendere a rifletterci, il libro su La Scuola di Francoforte (editore Carocci), scritto da Stefano Petrucciani. Un libro molto utile, perché Petrucciani ha ricavato, dalla frequentazione con questo dibattito, due indubbie doti: la chiarezza espositiva e argomentativa, che non si ammanta in neologismi astrusi né accetta scorciatoie misticheggianti, la prima; la seconda è che non si astiene mai dal discutere con i propri oggetti di studio come se se li trovasse davanti, e ciò significa una resa di volta in volta attuale dei temi affrontati. Continua a leggere Tornare a scuola a Francoforte

25 del 2005!

In occasione di un 25 aprile particolarmente sensibile come quello odierno, pubblico un mio testo scritto in occasione di un altro 25 aprile altrettanto sensibile, quello del 2005, durante il secondo governo  Berlusconi e della “Casa delle libertà”. Lo lessi allora con la collaborazione vocale e strumentale di Antonio Amendola al Teatro Agorà ed è rimasto poi inedito.

25 aprile

Libertà va cercando: era sì cara
a basso prezzo adesso è rivenduta.
A sciacquarsela in bocca fanno a gara
e quando più non serve la si sputa:
può voler dire quello oppure questo
a seconda che dà o non dà vantaggio
a uno che comanda ed immodesto
vuole adornare il suo costante oltraggio
di simbolico lume: e la parola
di qua di là di su di giù si mette
a perdita di senso e si fa fola
materiale adatto a barzellette. Continua a leggere 25 del 2005!

I seminari della LUNA: “L’incanto del lotto 49” di Thomas Pynchon

Ai nostri seminari di “Critica della narrativa” necessitava prendere in considerazione un romanzo caratteristico del periodo postmoderno: la scelta è caduta su L’incanto del lotto 49 di Thomas Pynchon. Sarebbero stati adatti anche altri autori e autrici sempre nell’area americana, ma Pynchon è sembrato il più rappresentativo; solo che i suoi romanzi risultavano troppo estesi (sono romanzi-fiume, romanzi-mostro) e il più contenuto era proprio uno dei primi, il Lotto, per l’appunto. Il testo è datato 1966 e questo dimostra che il postmoderno americano è stato ben in anticipo rispetto a quello nostrano, databile al 1980 de Il nome della rosa, mentre negli anni Sessanta era attivo il romanzo sperimentale del Gruppo 63.
Malgrado le dimensioni ridotte, l’analisi del testo ha avuto pur tuttavia il suo da fare per contenere i mille rivoli della narrazione, anche solo a voler stabilire di cosa parla il romanzo: una vendita all’asta? un servizio postale alternativo? curiose emissioni di francobolli e timbri con refusi? una società segreta che attraversa il corso della storia? un caso di paranoia? una burla riuscita? Tanto è spinto il pedale della digressione che del “lotto 49” del titolo si parla solo nella pagine conclusive… Mentre lungo tutto il testo realtà, storia, finzione e delirio s’intrecciano inestricabilmente.
Il seminario si può ascoltare a questo link:

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