Da poco questo blog ha compiuto 7 anni. Non sto qui a riportare le statistiche di visitatori e visualizzazioni, perché i numeri lasciano il tempo che trovano e non è bene dargli retta. Piuttosto il bilancio va fatto su ciò che s’intendeva raggiungere e su dove si è arrivati, pur nella consapevolezza che le due cose non combaceranno mai, per via dei capricci del caso, nostro padrone.
Per altro, l’obiettivo principale era quello di mantenere in esercizio il cervello, dunque un esito che non sta a me giudicare. Quello che posso valutare è soltanto l’abbondanza del materiale: non la quantità, che – come detto sopra – non fa pregio di per sé, ma il fatto di essere riuscito da un lato a riversare nella rete, con un linguaggio e un taglio diverso, più agile e meno accademico, tutta una serie di approfondimenti teorico-critici presenti nelle mie precedenti elaborazioni in volume; e, dall’altro lato, aver avuto modo di seguire la produzione letteraria in corso nei suoi filoni più sperimentali e anomali, quindi meno visibili, spesso trascurati, sommersi come sono dalla reclame del mercato.
Un’altra cosa voglio aggiungere: dall’altro lato, il non aver ceduto a quelli che sono ritenuti i parametri della scrittura online. Intanto non aver seguito la forma-blog nel suo aspetto diaristico e personalistico, mantenendo l’obiettivo di un ragionamento corroborato dalle letture del dibattito internazionale (e forse anche per questo i visitatori sono arrivati da tutte le parti del globo). E neppure per quanto riguarda i vari accorgimenti per sollecitare l’attenzione (frasi brevi, grassetti dei termini nodali, interruzioni tra i periodi, ecc.), anzi, ho cercato sempre di forzare – e con gran fatica – l’editor fornito dal software per costringere la videata a rimanere il più possibile vicina alla pagina di un libro.
Ma – voi direte – arrenditi, il blog non è un sistema per vecchi. Sia pure; tuttavia, se l’obiettivo minimo era quello dell’esercizio, cioè di una ginnastica mentale per rallentare l’esaurimento dei neuroni, è vero che, nell’effettuare l’intento con materiale di tipo teorico e critico era anche implicita, sbandierata o meno, la fiducia nella critica o, se si vuole, la necessità della criticità. Si parte dall’analisi del piccolo, della poesia o del romanzo, del singolo verso o della singola frase, ma (mediazione per mediazione, gramscianamente) si arriva a sollecitare l’azione di risveglio, l’emersione dal mare (o dal fango) dell’immaginario collettivo, del linguaggio incoerente del talk show e della chiacchera da social media.
Ah, ma allora – voi direte ancora – un così grande obiettivo per un così piccolo spazio sperduto nell’oceano del web! E va bene, basti questa giustifica: quando si ha un vizio potente come quello della critica è molto difficile smettere.
Sia come sia: intanto il 16 novembre al Teatro di Porta Portese (via Portuense 102, Roma, ore 17,30) si festeggia il raggiungimento del settimo anno di “Critica integrale”; in questa occasione non da remoto, ma con presenza corporea di collaboratori, amici e sostenitori. Per chi fosse interessato, ecco la locandina:

Congratulazioni, Francesco, per questo risultato di pervicacia e passione, e buon compleanno a Critica Integrale. E’ sempre fonte di meraviglia e stimolo vitale vedere come ci si può trasformare nel tempo, rimanere agili mentalmente eppure saldi nelle radici, come quegli alberi che nella tempesta stanno e, quieti, danzano.
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