Il tacchino di Joyce

Sollecitato dall’anniversario, mi sono messo a tradurre le poesie di Joyce, poco note e in particolare le ancor meno note poesie d’occasione, prevalentemente a rime baciate. Come antipasto, edito qui il testo ispirato da un aneddoto: invitato a casa si amici parigini per il Giorno del Ringraziamento si scoprì che il tacchino, a causa di un incidente lungo il tragitto, era rimasto senza fegato. Nel testo, datato 1937, Joyce immagina che sia il tacchino stesso, in prima persona, a raccontare la sua disavventura. 

MONOLOGO DI UN TACCHINO NEL GIORNO DEL RINGRAZIAMENTO

Siorre e siorri venghino, su venghino alla lesta
vi narrerò la sorte di un giorno di gran festa:
Madama mi presceglie per abbellir la mensa
e il pollarolo adornami con una cura immensa.

Esco ben rassettato di fuori dal palazzo
ma incorro in un disastro nel mezzo dello spiazzo:
il guidator si scontra, io scoppio per la strizza
e causa l’emozione il fegato via schizza.

Un vigile azzimato con penna e taccuino
vuol nome e provenienza dettati per benino.
Poi prendo un’altra auto e corro alla mia meta
di ricercare il fegato il tempo me lo vieta.

Noi raggiungiamo il dazio e il gabelliere invoca:
“Sacra Pollastra, e cch’è? che sia la Nonna Oca?
Al tempo der sor Cesare della stia era la cocca
ma qualche tacchinastro a boxe gli ha dato in brocca”.

Io rialzo la cresta e dico con sussiego:
“a’ corvo, son tartufi non lividi, mi spiego?”
Lui obietta: “è una castagna” e il conto mi espone
“cerca nel tuo ripieno e sgancia un bigliettone”.

Alfine arrivo al pranzo e, spettacolo ingrato,
in mezzo agli ottomani mi vedo trasportato:
mi verso uno spumante e al Corno d’oro invio
con tre hip alla Turchia e al trespolo natio.

Saluto a tutta zampa, m’inchino alle beltà,
la padrona fa un segno e il mugico dà il la:
viene letto un messaggio ch’è giunto dal Gran Tuono
e all’unisono gracchiamo: “sto Turco parla buono!”

Poi ci accostiamo al desco però, per dirla schietta,
ch’io sia tra i mangiatori nessuno se l’aspetta:
son lor che mi divorano e non gli basta, impazzano
in caccia del mio fegato perduto nella piazza.

Invio:
Ancora levo il mio bicchiere alla Gallia e davvero vorrei
restare nel suo nido fino al prossimo Thanksgiving Day.
Che ogni papero gallico alla sua oca la salsiera dia
e che tutti sian felici anche se il fegato è scappato via

1 commento su “Il tacchino di Joyce”

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