Un anno di Critica integrale

Cade in questi giorni il primo anno di Critica integrale.
Le statistiche (ma saranno vere?) inducono all’ottimismo. Buono il numero di visualizzazioni e dei documenti scaricati, perfino durante le vacanze visitatori si sono sempre affacciati su queste pagine!
Alto il numero degli articoli che sono usciti ogni mese (qualcuno, anzi, lamenta che sono troppi e non si riescono a leggere tutti!) e forte il successo degli amici collaboratori ospitati.
L’interesse è desto (sempre secondo le statistiche fornite dalla piattaforma) in varie parti del mondo.
Non c’è che da essere soddisfatti e festeggiare, innanzitutto ringraziando di cuore tutti coloro che hanno condiviso in un modo o in un altro questa iniziativa.

In fondo il blog aveva semplicemente uno scopo, per così dire, terapeutico, quello di tenere in esercizio la materia cerebrale dello scrivente professore pensionato. Per il momento questo obiettivo è stato raggiunto, anzi con un premio di piacere, perché l’attività critica prosegue a buon ritmo senza gli impacci delle procedure accademiche. Non ho smesso del tutto di preparare libri con i dovuti apparati di note e bibliografie, ma mi sento decisamente a mio agio con questa misura breve tra le due e le quattro pagine.
Certo, la struttura del blog mi ha dato le mie pene, la lotta contro lo spazio tra i paragrafi ha avuto un nuovo capitolo con l’introduzione dell’editor a blocchi, che è stato proprio un osso duro (per altro i “blocchi” non sono una cosa simpatica, ricordano le contrapposizioni bellicose della Guerra Fredda: cari amici di WordPress, ma lo sapevate che Blocchi è una tremenda distopia dell’olandese Bordewijk dove tutta la vita è inquadrata?).
Quella che non ha potuto essere messa alla prova è l’istanza, probabilmente illusoria, di usare la rete per uscirne. Purtroppo, pochi mesi dopo l’inaugurazione del sito, il lockdown ha reso la rete l’unico spazio possibile di incontro e di interscambio culturale e oggi purtroppo stiamo tornando a  una condizione simile. Io ero già pronto (con lezioni in video e quant’altro), ma indubbiamente tutta l’attività culturale si è rallentata e fatica a riprendere. Quindi il problema rimane; la rete non è tutto e vale l’imperativo a combattere in ogni modo la mancanza di discussione, il narcisismo irrelato, le opposte paranoie che tirano al peggio tra i fantasmi dell’isolamento.
Come ho tenuto a precisare fin dall’inizio, la critica integrale è il contrario dell’integralismo. L’integralismo, per sua stessa natura fideistica, è acritico: è affermativo, irrelato, incomunicante. La critica, per essere integrale, deve tener presenti tutti i lati e tutti gli interrogativi della questione, senza mai smettere di ragionare, ossia di valutare i pro e i contro di ogni argomento.
Deve anche essere polemica, a buon bisogno. Tuttavia ritengo utile la polemica verso le idee più di quella verso le persone ‒ e per questo sarà difficile trovare qui delle vere e proprie stroncature. Ma se sorgessero dibattiti ben motivati, ben vengano, saranno sempre ricevuti e partecipati con piacere.
E la miglior festa, per me, è di mettersi al lavoro per il secondo anno!

27/10/2020

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