Il Chisciotte di Montelli

Giancarlo Montelli è uno straordinario artista che ha già affrontato in precedenti libri illustrati, alcuni personaggi “mitici” della letteratura come Pinocchio e il Barone di Münchhausen; ora, sempre per i tipi dell’editore Odradek ha dedicato un volume di ampio formato a un altro protagonista fenomenale, Don Chisciotte, il “cavaliere della Triste Figura”. E non solo a lui, perché Montelli accompagna l’eroe cervantino con tutta la congrega dei cavalieri che lo hanno preceduto o seguito, dagli achei di Omero ai personaggi di Calvino, tanto che il libro assume propriamente il titolo di Don Chisciotte & C.

Certo i nostri sono tempi adatti all’allampanato hidalgo, tanto ci sentiamo ‒ come lui ‒ a combattere contro i mulini a vento. Ma sentiamo l’autore:

Io, che l’ho disegnato, e lo sto ancora disegnando come lo immagino, vedo piuttosto nel Cavaliere dalla Trista Figura la rappresentazione di un uomo che, influenzato da letture di romanzi epici, letture in se non pericolose, si esalta a tal punto da immaginare un mondo irreale, dove il suo compito è quello del moralizzatore e raddrizzatore di torti e, in nome di deliranti codici etici, nel suo caso i codici della cavalleria, commette soprusi, e tenta di uccidere chi dichiara di non conoscere la sua Dulcinea o le regole dei cavalieri erranti, non ammettendo che qualcuno possa pensarla diversamente da lui. Incarna pertanto i tanti fanatici che, opportunamente indottrinati, possono commettere ogni sorta di follia. L’hidalgo, pertanto, è un uomo estremamente pericoloso. Solo la sua inettitudine e la pochissima prestanza del suo cavallo Ronzinante fanno finire le sue imprese in ingloriosi insuccessi.
Poi, però, Don Chisciotte è anche l’avventura, l’immaginazione, il sogno, il viaggio, l’utopia!

E Montelli ne traduce graficamente queste diverse sfaccettature attraverso vertiginosi cambi di stile, dal netto allo sfumato, dal simbolico al grottesco, dal malinconico al caricaturale, dal meccanico al mostruoso. L’accostamento a tutta la tradizione guerriera indica chiaramente la stupidità della violenza; anche attraverso l’iperbole dell’ira, della ferocia, della esagitazione si mette in mostra la perdita di ragione insita nell’uso della forza. E tuttavia la figura del Chisciotte resta ambivalente: è, sì, l’infatuato e quindi il fondamentalista, ma nello stesso tempo diventa, lo voglia o no, il solitario in lotta contro le ingiustizie.
Dicevo prima della antitesi tra il meccanico e il mostruoso, una dicotomia che mi ha particolarmente colpito. Il mostruoso è l’altro in cui proiettiamo i nostri incubi, è il puro corpo che, per quanto si combatta, non si può sopprimere, ma è anche il vero volto del potere ed è la bruttezza che si rivela da dietro le sublimazioni (vedi la Dulcinea sognata e la Dulcinea reale, cioè Aldonza). Quanto all’uomo-macchina (il Chisciotte meccanico nell’immagine che ho posto in testa all’articolo), dimostra che, malgrado tutte le rassicurazioni dell’identità, siamo in sostanza agiti da meccanismi e (per dirla con Foucault) da dispositivi. Ciò che riteniamo interiore è invece esteriore. Ed esattamente in questo libro l’eroe fatto di parole viene a esteriorizzarsi ulteriormente nel segno grafico di Montelli.

19/09/2020

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