Un contributo di Antonio Amendola sulla voce di Mina

In questo articolo Antonio Amendola continua la sua esplorazione dedicata ai campioni della voce.

LA PRESENZA  ACUSMATICA DELLA VOCE DI MINA

Mina cantante dalle infinite possibilità per agilità dinamismo, pronuncia, estensione, da più di quarant’anni ha escluso la sua presenza fisica al mondo per restituirci interamente la sua voce e la sua vocalità attraverso soltanto l’ascolto dei suoi lavori in studio, creando così una forte presenza acusmatica. Far sentire il suono della voce senza vedere la sorgente ovvero il suo corpo, questo la pone decisamente in una posizione d’avanguardia: se la voce coincide con il corpo, il suo significato si amplifica in un nuovo contesto.

Prima di tutto ciò, Mina aveva vissuto una grande popolarità con la presenza del corpo e della voce grazie alla televisione negli anni Sessanta; ovviamente tutto ciò,  tra materia,  aria e musica, ha amplificato il suo mito e da ciò la possibilità di creare una distanza, ma senza creare una mancanza, perché la nostra signora autentica genia della voce lavora in studio, incide dischi, siede al mixer, ascolta, elabora i suoi progetti cerca collaborazioni con i  più  giovani, in un continuo movimento per dare senso alla sua voce, alle possibilità che essa produce indipendentemente dalle regole stabilite.
Ovviamente il corpo non è presente, ma esiste in una carrellata di immagini in bianco-nero  dove la sua presenza è molto curata nei minimi particolari oppure nelle copertine dei suoi dischi con invenzioni continue nelle dimensioni  e metamorfosi del suo corpo come nella pittura, giocando con infinite identità possibili generando altri movimenti, altri significati, altri specchi.
Mina ci restituisce sempre l’immagine del corpo che però è con la voce per la voce dentro la voce. Nella civiltà delle immagini e dei social la presenza della voce risulta sempre determinante perché veicola il corpo, la musica e la scrittura. Da queste combinazioni nasce il tutto, il mondo; ecco perché la nostra signora non ha più bisogno di esibizioni o altro. L’immagine del corpo spesso distrae perché ci si può soffermare sul vestito del performer, oppure sul taglio dei capelli o sul gesticolare delle mani, tutti elementi che spesso scavalcano la voce e creano altre argomentazioni. La voce si nutre da sé, non ha bisogno di altro perché è corpo, materia, foné, significato.

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