Lezione Inizio 900, parte terza

Questa videolezione conclude il panorama generale della poesia di inizio 900 e nello stesso conclude la prima serie delle lezioni. La lezione (Inizio 900, parte terza), che si può seguire dal settore delle Videolezioni, procede al recupero di alcune figure che non hanno trovato posto nei gruppi più o meno consolidati. A dimostrazione di quanto il periodo di inizio 900 sia stato fruttuoso e vitale, probabilmente grazie alla crescita economica e sociale interrotta poi dalla guerra; e di come i fermenti dell’avanguardia contino non solo per i risultati diretti (che i detrattori sostengono essere scarsi), ma anche e sopratutto per il clima che si viene a formare,  per le idee che si intrecciano, per i percorsi paralleli che vengono suscitati in positiva concorrenza.

La prima di queste figure è quella di Corrado Govoni che, per la verità, di tendenze ne ha attraversate più d’una, essendo inseribile in un primo tempo nel crepuscolarismo e avendo poi aderito al futurismo, ma molto a modo suo, da avanguardista spontaneo e “selvaggio”, come si vede dalla poesia visiva del Palombaro (in evidenza in testa all’articolo). Nella prima fase impressionista è puntiglioso e di conseguenza caotico e disarmonico, nella seconda è inventore di metafore sorprendenti e surreali. Govoni è vicino a Palazzeschi e Lucini come rappresentante  dell'”altra” avanguardia.
Un’altra figura importante è quella di Carlo Michelstaedter, studente straniero (era nato nella Gorizia non ancora italiana) a Firenze e passato come una meteora, suicida a 23 anni nel 1910. In questo caso, non ho preso in considerazione tanto La persuasione e la rettorica, tesi di laurea mai discussa e in realtà trattazione polemica dell’intera società legata alla rettorica (l’omologazione) e non alla persuasione (padronanza di sé), quanto le poesie animate dal contrasto tra ideale assoluto e realtà, vicine in questo al “travaglio” dei vociani.
Infine, ho dedicato spazio ad Amalia Guglielminetti, non già per la storia con Gozzano, quanto per le scelte metriche in particolare dell’Insonne, che unisce settenario e novenario in una struttura duplice (distici rimati) esattamente per esprimere il doppio stato e la contraddizione della condizione femminile.

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