Progetto ideologia: i primi e ultimi rovesciamenti

Negli ultimi tempi mi sono messo a ripassare l’ideologia. Qualcuno dirà ch’è fatica sprecata, in quanto è un problema del passato, ormai fuori moda altrettanto del marxismo che ci s’arrovellò. Ma tant’è, si vede che da anziani vien voglia di guardarsi indietro e pazienza se continuo a essere attratto dalle cause perse. Insomma, ho iniziato una ricerca, cioè una rilettura di tutto il dibattito, un lavoro ancora in corso perché uno tira l’altro e non si finisce più. Di finire, in questo caso, non c’è alcuna fretta, in quanto il materiale raccolto e elaborato non necessariamente è destinato a diventare un libro, tanto è altamente improbabile che un editore desideri darlo alle stampe, questo sunto di vecchie storie. Perciò andrò avanti passo per passo a saggiare le discussioni pregresse con l’occhio attento se con l’ideologia casomai avessimo ancora a che fare.
Intanto, a latere degli autori, mi sorgono com’è normale delle domande trasversali. Allora, senza dover aspettare di aver terminato il ripasso, ho pensato di aprire un piccolo spazio su “Critica integrale” per affrontare questi interrogativi quando si presentano. In fondo vedo che i miei tentativi di definizioni teoriche sono abbastanza seguiti (un particolare successo ha avuto quello sul grottesco, non ho ancora capito il motivo…) e quindi perché non dedicare un po’ di spazio anche a ridefinire l’ideologia? Solo che “cos’è l’ideologia” non si può dire in un unico articolo e mi vedo costretto a iniziarne una serie, cominciando dalla parola stessa e dai suoi primi e ultimi “rovesciamenti” di significato. Continua a leggere Progetto ideologia: i primi e ultimi rovesciamenti

Palladini, un anticanone in versi

L’ultima raccolta di poesia di Marco Palladini colpisce per la sua varietà stilistica. Le modalità cambiano ad ogni lancio di dadi. Palladini ha risolto il problema dell’argomento (di cosa parlare? di cosa oggi vale la pena di parlare?), ponendo ad oggetto di ciascun testo un altro autore. E poiché l’oggetto cambia da un testo all’altro, sul filo delle dediche si svolge l’arco di diversissime soluzioni formali: c’è verso breve e verso lungo, verso rimato e verso non rimato, c’è l’acrostico, dove il nome del dedicatario guida la danza dei significanti, e c’è il prosimetro, decisamente discorsivo. Una pluralità in movimento ben descritta nella bella introduzione al libro scritta da Antonio Francesco Perozzi che evidenzia il succedersi di oltretutto di «tautogrammi», di «meccanismi di reiterazione sintattica», di «asindeti incontrollabili», di «micro-interventi sui vocaboli», e così via. Continua a leggere Palladini, un anticanone in versi

Seminario “Critica della critica”: la linea di Montale in Sanguineti e Curi

Alla ripresa autunnale, il ciclo dei seminari intitolato “Critica della critica” è proseguito affrontando il tema “La linea di Montale in Sanguineti e Curi”. Si trattava di capire i metodi e gli esiti di una certa critica di ispirazione marxista che agisse in maniere molto aperte, col principale riferimento a un atipico come Walter Benjamin. Analizzando Montale, infatti, l’attenzione dei due critici, in momenti diversi, viene data sì all’autore ma includendolo all’interno di una storia; non però la storia come sfondo appiccicato per forza di cose, ma la storia letteraria come luogo di conflitto. Ecco quindi Montale posizionato in una “linea”: segnatamente la “linea crepuscolare” che emerge dal saggio sanguinetiano del 1954.
Chi volesse ascoltare o riascoltare la registrazione del seminario, può passare da qui:

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E l’intenzione dell’autore?

Un pregiudizio molto tenace nelle cose letterarie è quello che vi vede una esigenza “espressiva”. Poesia o prosa che sia, l’importante è che ci sia sempre dietro un qualcuno che ha sentito il bisogno di dire e di dire agli altri qualcosa che lo riguarda profondamente. Nello scritto una interiorità intima si è estrovertita, quasi per forza propria. Da ciò discende l’idea di leggere per fare la conoscenza di un autore/autrice, che ha posto la sua identità personale in primo piano rispetto alle questioni di modo, stile o scrittura. L’autore/autrice diventa indispensabile: infatti, cosa servirebbe partecipare alla vita di qualcuno che non si sa chi è? Per fortuna, i testi anonimi sono rari e gli stessi pseudonimi appaiono più che altro una trovata pubblicitaria, per scatenare accanite ricerche. E però c’è da chiedersi: cosa cambia se l’autore è un altro? Cosa cambia se si scoprisse che Shakespeare era John Florio o che Elena Ferrante è un maschio? Per giunta, l’industria editoriale ha incentivato gli interventi di editing, per cui una parte di quella espressione autoriale presunta autentica potrebbe essere parto dell’editor. Allora: con chi stiamo empatizzando qui?
A volte, è vero, l’intenzionalità dell’autore è stata enunciata nero su bianco, nei casi di poetica esplicita. Ma anche in questo caso può insinuarsi il dubbio: fino a che punto la dichiarazione dell’autore fa testo? Personalmente sono portato ad apprezzare l’autore consapevole, che sa quello che fa, ma non è possibile che tenga sotto controllo tutti gli effetti. Se così fosse, la critica potrebbe essere congedata; invece l’interprete può vedere meglio dell’autore, non fosse altro per la distanza temporale che gli consente di capire il rapporto tra l’epoca del testo e il nuovo presente dell’interpretazione che non poteva essere previsto nelle intenzioni di partenza. Continua a leggere E l’intenzione dell’autore?

Lo dice Rossi-Landi

Qui però ci si deve rifare alle osservazioni più volte avanzate sulla enorme lunghezza del periodo da prendere in considerazione, a cominciare dal fatto che, se “la natura umana è la sua storia”, allora l’inizio di questa storia va inteso in termini di ominazione cioè del primo staccarsi degli animali umani dagli altri animali. Si risale ad almeno due milioni di anni fa: fin da allora han cominciato a formarsi i primi e più profondi rapporti fra uomini e natura nella rete dei rapporti fra uomini, fin da allora ha cominciato ad accumularsi un inconscio umano (e si comprende come, adoperando ‘storico’ in senso stretto, cioè sulla scala di una manciata di millenni, si sia sostenuto che l’inconscio non è storico). Continua a leggere Lo dice Rossi-Landi