Archivi categoria: L’aristocritico

Come il senso comune corrente osteggi la critica in almeno 6 modi

“Critica integrale” è entrata nel suo sesto anno. Dei motivi per cui avevo aperto il blog uno (entrare nella rete per uscire dalla rete) si è rivelato infondato: se entri nella rete non ne esci, ti tiene dentro, magari cullato dalle cifre delle statistiche (i numeri ci sono…), mentre per la promozione di eventi esterni o di scritti cartacei la rete mi è risultata ben poco utile. L’altra intenzione (tenere in efficienza la materia grigia personale) non è valutabile da parte mia, perché chi si rimbambisce non se ne rende conto. Ma andiamo avanti.
Questo passaggio d’anno è stato segnato da un acceso dibattito, “oggetto del contendere” il film di Zalone, grande successo annunciato con sale stipate da record. Che se ne discuta accanitamente è già un indice preciso del livello in cui siamo… Non entro nella questione specifica e anzi dichiaro subito che non ho visto il film e probabilmente non lo vedrò mai. Lasciamolo alla sua rapida consumazione. Tuttavia, curiosando qua e là, senza volerlo, per caso, come succede, sono capitato su una recensione decisamente negativa, seguita da una accesissima quantità di commenti, quasi tutti indispettiti pro-Camino. Continua a leggere Come il senso comune corrente osteggi la critica in almeno 6 modi

Elogio (epicedio) della rivista

La forma-rivista nasce e si consolida in corrispondenza con la formazione del pubblico borghese, con una funzione di orientamento e giudizio. È anche la modalità che favorisce lo sviluppo di una forma particolare di intervento critico, il saggio, scrittura più agile del trattato e del commento. Per altro, il saggio è troppo breve per avere edizione autonoma e quindi deve essere associato ad altri saggi, come appunto avviene nei volumi delle riviste letterarie.
Nel Novecento la forma-rivista raggiunge il suo punto più alto e significativo, in corrispondenza dello sviluppo polemico-concorrenziale del campo letterario, attraversato da indirizzi discordi, tra i quali le avanguardie sono solo la punta dell’iceberg. Anche perché le avanguardie costringono i difensori della tradizione a manifestarsi in contrapposizione, avviando un gioco di tendenze e controtendenze, che trova nella rivista il veicolo più appropriato. Continua a leggere Elogio (epicedio) della rivista

I difetti del critico e loro conseguenze positive

«Sono soltanto un critico» è una battuta di Iago nell’Otello. Potremmo usarla per evidenziare un difetto della figura del critico, più volte stigmatizzato nel corso della storia. In fondo Iago è un invidioso (dei successi di Cassio) fino alle estreme conseguenze che sappiamo. Ecco allora il sillogismo: Iago è invidioso; Iago dice di essere un critico; il critico è un invidioso.
Il che è una comune convinzione: il critico come scrittore fallito, o quanto meno mancato, che si vendica della sua condizione sussidiaria abbassando a suo piacere i veri scrittori “creativi”. Ha perso la “speranza dell’altezza” e quindi, per ripicca, non la concede a nessun’altro. Gli fa le pulci senza remissione. Continua a leggere I difetti del critico e loro conseguenze positive

Narrazione sì, narrazione no

Ho spesso segnalato come caratteristica ideologica della nostra epoca l’esaltazione della centralità della narrazione. C’è al riguardo una bibliografica più che ampia che tocca svariati livelli e posizioni: in chiave tecnica (Brooks), femminista (Cavarero), piscologica (Gottshall), terapeutica (Cometa) e sicuramente ne sto dimenticando di importanti. Una vera valanga. Di narrazione si parla dappertutto e perfino, fatto significativo, nei talk-show della politica.
Tanto per non perdermi niente, sono andato a leggermi il libro di Byung-Chul Han, pensatore coreano operante in Germania, che ha già al suo attiva varie opere sulla filosofia sociale e sul mondo della comunicazione (l’infosfera). Il libro in questione, pubblicato da poco presso Einaudi, s’intitola La crisi della narrazione e subito questo titolo mi ha incuriosito. Come crisi? Ma se la narrazione straripa ovunque e bisognerebbe semmai contenerla! Han muove appunto da un paradosso: che quanto più se ne parla tanto meno è in buona salute… E siccome il paradosso mi è sempre parsa una buona maniera di rovesciamento dialettico, valeva la pena di andare a vedere un po’ più a fondo. Continua a leggere Narrazione sì, narrazione no

E’ questione di intelligenza

Inizio il sesto anno di “Critica integrale” intervenendo sul tema del giorno: l’intelligenza artificiale.

L’intelligenza è una. Se valutiamo la perspicuità di un ragionamento non è importante se sia stato fatto da un uomo, da una donna, da un bambino o da una macchina, quello che va considerato è la coerenza, l’ampiezza, il rigore. Quindi la questione è il quanto di intelligenza: l’aggettivo “artificiale” mi pare secondario.

Le intelligenze sono molte, però: non c’è soltanto quella logico-argomentativa (cui personalmente tengo oltremisura), ma c’è l’intelligenza pragmatica, la prontezza di spirito, l’intuito strategico, la partecipazione empatica, tutte forme dell’intelligere, cioè del capire. Nel dibattito, chiariamo prima di tutto di quale intelligenza vogliamo parlare. Continua a leggere E’ questione di intelligenza

Eclettismo ecclesiastico

I Papi si sono sempre interessati alla letteratura, se non di persona attraverso i loro inquisitori che ne fornivano occhiuti indici e volentieri mettevano ad ardere oltre ai libri anche gli autori ritenuti pericolosi. Una critica censoria, dunque, di tipo morale, rigidamente “distinzionista”, che sottintendeva un sospetto generale verso le scritture laiche: bastante il Libro Sacro, diretta emanazione divina, tutt’al più completato da breviari edificanti di preghiere e agiografie.
Ma i tempi cambiano, ragazzi! Ed ecco comparire nel caldo estivo del luglio scorso una lettera di Papa Francesco Sul ruolo della letteratura nella formazione. E scopriamo un completo rovesciamento strategico: l’obiettivo è sempre il miglioramento morale, ci mancherebbe, ma la letteratura adesso è vista come uno strumento utile, sia pure di mediazione e passaggio ad maiora, addirittura consigliabile nei seminari per la formazione dei futuri sacerdoti. Invece di rigettare le tentazioni diaboliche del “mondo”, il Santo Padre suggerisce di esplorare a fondo le pieghe del cuore umano, avendo a guida proprio le rappresentazioni letterarie. Continua a leggere Eclettismo ecclesiastico