Tutti gli articoli di francescomuzzioli

Volponi, il tormento della scrittura

Cade nel 2024 il centenario della nascita di Paolo Volponi. Dopo un convegno urbinate, si è svolto all’Università di Pavia un nuovo incontro-seminario, nei giorni 15-16 febbraio, dedicato alla narrativa, che, prendendo spunto da una conferenza dell’autore, si è intitolato Le difficoltà del romanzo. Data la presenza a Pavia di carte volponiane nel Centro Manoscritti, il convegno ha goduto di una cospicua serie di contributi di stampo filologico e variantistico riguardanti i romanzi maggiori, come Corporale, Le mosche del capitale e anche Il pianeta irritabile, con importanti ragguagli sulle diverse stesure, le correzioni, le scalette progettuali e quant’altro. Continua a leggere Volponi, il tormento della scrittura

Gruppo 70 in mostra

Nel 2023 (un “anno con il 3”) è caduto anche l’anniversario del Gruppo 70. Ebbene sì, malgrado il numero faccia pensare a una data diversa. Anzi, il Gruppo 70 può vantare di essere nato qualche mese prima del Gruppo 63 e la sua sigla è dovuta a una sorta lancio in avanti (per altro le attività collettive termineranno prima di quella data).
Il punto di partenza fu il convegno Arte e comunicazione, tenuto a Firenze nel maggio 1963 e i promotori furono soprattutto Lamberto Pignotti e Eugenio Miccini, accompagnati da altri artisti. Le manifestazioni del Gruppo, nel prosieguo degli anni Sessanta, si svolsero in parallelo con quelle del Gruppo 63, ma furono più spiccatamente rivolte alla sperimentazione verbovisiva e performativa. Ora una mostra presso la Galleria d’arte moderna di Roma a cura di Daniela Vasta (catalogo edito da De Luca Editori d’Arte) sotto il titolo La poesia ti guarda espone un rappresentativo manipolo di opere di Eugenio Miccini, Lamberto Pignotti, Ketty La Rocca, Lucia Marcucci, Luciano Ori, Roberto Malquori e Michele Perfetti. La mostra è completata da manifesti, pubblicazioni e documenti. Continua a leggere Gruppo 70 in mostra

I seminari della LUNA: “Accabadora” di Michela Murgia

Accabadora di Michela Murgia è stato il testo scelto per il terzo seminario del ciclo “Critica della narrativa”. Anche in questo caso si è cercato di produrre un’analisi dettagliata su vari livelli, a partire dai contenuti e dalle strutture narrative, passando per i tratti stilistici e retorici, per arrivare a determinare la cifra ideologica. Per quanto riguarda Accabadora, era palese la voluta coincidenza di alcune forme della cultura ancestrale della Sardegna con i temi attuali della famiglia allargata e del fine vita.
Chi volesse seguire il seminario può servirsi di questo link:

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Lubrano, il poeta in dimissione

Una quarantina di anni fa, Edoardo Sanguineti, in un convegno sulla critica di quelli di una volta, propose la dimissione del critico, versione rovesciata della “missione del dotto” di Fichte. Oggi, Carmine Lubrano, che con Sanguineti ha collaborato in manifestazioni e libri, dichiara una analoga dimissione, questa volta dalla poesia: «Basta! Vado via dalla poesia!» esplode proprio in apertura del suo libro di versi, or ora in uscita per l’editore Fabio D’Ambrosio.
E non gli si può dare torto. Tale è l’andazzo al ribasso dei verseggiatori attuali che occorre stare bene attenti a non essere equivocati e scambiati con quelli, che sotto l’ombrello generico del termine poesia – “aura fritta”, ho scritto su questo blog – proliferano e infestano, ormai diffondendo un errato senso comune e cancellando accuratamente le tracce dei radicalismi novecenteschi. Provate a guardarvi la premiazione dello Strega-Poesia e poi mi direte. Tra spettacolarità d’accatto, melensaggini ufficiali e ammiccamenti vari, circolano le solite presunzioni emotive, vaghe nostalgie, stanchi patetismi in toni ispirati privi di sostanza. Cosa resta da fare allora ai poeti se non smarcarsi e dire chiaro e tondo che con quella roba lì non si ha nulla a che fare? Continua a leggere Lubrano, il poeta in dimissione

Sull’AI interviene Contiliano

Già gradito collaboratore di “Critica integrale”, Antonino Contiliano mi ha inviato un ampio saggio sul problema della Intelligenza Artificiale, che pubblico ben volentieri.

Antonino Contiliano, La cecità dell’AI

Nell’epoca della quarta rivoluzione della produzione industriale capitalistica tele-informatica, il capitalismo, sfruttando gli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale – “AI” – con il suo linguaggio digitale ‘0 1’ (o numerazione discreta/finita, incorporata nel cervello elettronico dei moderni robot, capaci di tradurre e rispondere agli input verbo-scritti o quesiti posti dall’utente), ha fatto sparire la materialità del mondo-contesto e l’insieme delle variazioni sensoriali e logiche legate all’intelligenza situazionale e sociale dei soggetti umani che, variamente disposti, hanno corpo e carne abitati dalle parole senza confini precostituiti. Il linguaggio digitale, essendo un’esecuzione routinaria di istruzioni già predefinite da un programmatore, invece, è sempre un calcolo – computazione – scorporato, finito e compreso sempre tra due limiti, i valori discreti numerici ‘0 1’ (letti anche come falso/vero, chiuso/aperto, destra/sinistra, basso/alto…); sì che l’intelligenza del calcolatore è di fatto esclusivamente un’autoreferenzialità autoriflessiva segnaletica racchiusa in celle steccate, un linguaggio ad hoc, senza mondo. Continua a leggere Sull’AI interviene Contiliano

Nel labirinto del sogno

Dopo aver già intrapresa la via del romanzo (ricordo Una giornata cosmologica, del 2017), Giuseppe Finocchiaro torna alla narrativa lavorandola, per così dire, ai margini, con un libro fatto di quella “materia impalpabile” che sono i sogni. Titolo: I sogni di Nìlfilo, editore Palombi.
Guadagna in un colpo solo due vantaggi: la frammentarietà e l’onirismo. Un libro fatto di sogni sarà, infatti, costituito di testi brevi, ripartendo ogni volta da capo per direzioni sempre diverse. In più, la narrazione oniroide garantisce della massima libertà, non ha bisogno di nessuna coerenza, sia pure fantastica. Al massimo, lo scritto sarà tenuto insieme da una cornice, che in questo caso è costituita dai corsivi iniziali di ogni sezione, dove il sognatore da sveglio dialoga con l’«Onironauta», raccoglitore e collezionista di sogni che fa anche da chiosatore e stimolatore dialettico. I sogni si trovano raggruppati in piccoli insiemi che alludono a cambiamenti stagionali. Il tutto si pone, poi, come una riscrittura dell’Hypnerotomachia Poliphili, lo straordinario testo magico-allegorico pubblicato alle soglie del Cinquecento in una lingua ibrida. Lo si ritrova, qui, debitamente rovesciato: i protagonisti, Polifilo e Polia vengono messi al negativo e diventano Nìlfilo il sognatore e Nilia la donna sognata che nella prima parte lo sfugge, nella seconda gli si concede; le due parti del libro riceveranno rispettivamente il titolo di Terra e Cielo. Continua a leggere Nel labirinto del sogno