Giovanni Fontana: le nuove iniziative

Per la rassegna Millenanni, la Casa Morra, Archivi d’Arte Contemporanea, ospita a Napoli tre giornate (6-7-8 maggio) dedicate a Giovanni Fontana comprendenti dibattiti, performances e filmati. Il titolo della rassegna, organizzata dalla Fondazione Morra in collaborazione con la Fondazione Bonotto, per la cura di Giuseppe Morra e Patrizio Peterlini, è Giovanni Fontana: prospettive epigenetiche.
Di Giovanni Fontana ho parlato in diverse occasioni qui su “Critica integrale”. Ma di recente ho anche pubblicato, per la collana “gli extravaganti” curata da Paolo Allegrezza per l’editore Vita Nostra, un libro interamente dedicato all’autore, costituito da una ampia introduzione complessiva che copre i vari campi di attività (scrittura in versi e in prosa, poesia visiva, poesia sonora e performativa) e da una antologia che esemplifica le diverse direzioni della ricerca di Fontana.

In prossimità della manifestazione napoletana, come attestato dell’importanza dell’autore, riporto qui uno stralcio, tratto dalla mia introduzione alla monografia edita da Vita Nostra, dedicato ai rapporti di Fontana con l’avanguardia:

La mia impressione è che Fontana mantenga rapporti e “somiglianze di famiglia” con entrambe le fasi dell’avanguardia novecentesca, sia con le prime avanguardie, dette “storiche”, che con le seconde di tipo sperimentale; e che fondante sia la sua capacità di tenerle insieme, o meglio di attraversarle entrambe, senza feticizzarle, ma assumendone gli strumenti indispensabili. Delle cosiddette avanguardie “storiche”, raccoglie le indicazioni tecniche, fatte salve dalle scorie ideologiche. In fondo, l’allargamento interartistico parte dalle intuizioni del Futurismo, così come un certo lavoro sul corpo della parola; dal Dadaismo deriva la passione per il gioco verbale, che permette a Fontana di trovare il suo ritmo distendendosi nelle catene paronomastiche e rimiche; dal Surrealismo, poi, è ripresa la libertà associativa insieme a svariate tematiche del genere “pulsionale”. In comune c’è l’elemento performativo della centralità del corpo, che rende quella di Fontana una avanguardia piuttosto “calda” che “fredda”. Tuttavia non mancano evidenti differenze. Nel caso del nostro autore la ricerca è diventata individuale e malgrado rapporti, contatti, influenze, ha una fisionomia spiccata, mentre le sue dichiarazioni di poetica sono lontane dal tono perentorio (obbligante altri) dei manifesti. È caduta l’istanza a debordare sul piano della vita e della politica tout court, scartato il militarismo del “gruppo d’acciaio” e del movimento sancito da organigrammi, con conseguenti adesioni e scomuniche – quel curioso impulso comune alla sinistra politica di trasformare il più vicino nel peggior nemico.
Dalle seconde avanguardie il nostro autore riprende la pratica laboratoriale, l’attenzione al testo e non alle parole d’ordine, quella strategia più interna e capillare che Umberto Eco concentrava nella formula della “generazione di Nettuno”, diversa dalla precedente “generazione di Vulcano”. Venuto poco dopo la stagione del Gruppo 63, Fontana da lì prendeva le mosse, perché il suo esordio con la pubblicazione di Radio/Dramma è avvenuto nelle edizioni di Adriano Spatola, a contatto con quella officina, anche concretamente manuale, rappresentata dal Mulino di Bazzano. Il salto che ha compiuto è stato verso la necessità di intervento su tutto il ventaglio delle arti: mentre nelle avanguardie precedenti i rapporti tra le arti erano affidati ad analogie (per esempio tra scrittura e pittura nelle avanguardie storiche) o a collaborazioni collaterali (il teatro della neoavanguardia), ora l’autore è chiamato ad assommare in sé tutte le tecniche e tutte le competenze specifiche.
Dunque il risultato della sintesi dà come terreno privilegiato l’intermedialità che oggi può giovarsi di molte e straordinarie risorse tecniche, sia in presenza che a distanza. La spatoliana “poesia totale” è stata dunque raccolta e portata avanti nella chiave della “poesia epigenetica”. Cosa significa questo termine scientifico trasportato nel campo della poesia? Indica, secondo Fontana, la possibilità di utilizzare un testo-base in modo fluido, sottoponendolo di volta in volta a interventi singolari, al modo di una partitura, di un pre-testo che deve essere investito e proprio “innervato” da tutta la corporeità del poeta, concentrata in particolare nell’uso della voce.

05/05/2025

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