Archivi tag: Walter Benjamin

Di nuovo l’allegoria

L’allegoria è da sempre un problema. Una sorta di “corpo estraneo” nel territorio delle finzioni. Già tra i greci antichi, per Platone e Aristotele (attenti a quei due!) la rappresentazione si basava sulla mimesi di azioni e personaggi umani. E sebbene proprio dalla loro lingua provenga il termine (allon agoreuo: dico altro) un senso secondo appariva, per l’appunto, secondario.
Ma, anche dopo avergli trovato un posto nella teoria letteraria, si apre tutta una serie di “bivi”, di distinzioni complicate. Infatti, come intendere il sottotesto, ovvero: simbolo o allegoria? Intuizione ispirata o collegamento intellettuale? E ancora: l’allegoria è negli occhi e nella pratica esegetica dell’interprete, oppure è dotata di proprie modalità che l’artista ha adottato consapevolmente? (Nel primo caso è dappertutto, nel secondo solo in alcuni testi). Andando avanti: che differenza c’è tra allegoria vera e propria (un’immagine strana della quale dobbiamo capire cosa indica) e personificazione (l’entità astratta che si presenta con l’iniziale maiuscola)? E poi: allegoria puntuale, concentrata in una singola figura oppure allegoria complessiva in un testo eterogeneo, frammentario, ecc. ecc.?
Tutta questa materia, intricata e soggetta a oscillazioni nel sorso della storia della letteratura e della filosofia, viene trattata nel mio volume L’allegoria che l’editrice Lithos ripropone oggi a 10 anni dalla prima in una nuova edizione ampliata , corredata dalla preziosa copertina verbovisiva di Giovanni Fontana.

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Perché WB e BB devono essere pensati insieme

Conoscevo il Benjamin und Brecht di Erdmut Wizisla, perché, mentre scrivevo il mio Brecht con Benjamin, l’ho consultato nella edizione originale tedesca con l’ausilio di una traduzione inglese. Adesso lo si può leggere tranquillamente in italiano, tradotto da Fabio Tolledi per le edizioni Kaiak di Pompei; il titolo è stato mantenuto: Benjamin e Brecht, storia di un’amicizia.
È un libro prezioso per varie ragioni. Frutto di una ricerca di prima mano, presenta diversi materiali dispersi negli epistolari, poco conosciuti o inediti. Diviso in 5 capitoli, non segue soltanto la cronologia a sfondo biografico dei due autori, ma dedica spazio anche alle loro opinioni e allo sfondo teorico del loro confronto. Inoltre, il capitolo centrale è dedicato alla vicenda della progettata rivista “Krise und Kritik” che, proprio perché non giunta a compimento, risulta significativa dell’intricata situazione degli anni Trenta del Novecento, e presenta motivi di interesse sia nelle intenzioni progettuali che nelle discussioni preparatorie.
Il libro, che rappresenta in modo inoppugnabile l’“amicizia” tra Walter Benjamin e Bertolt Brecht (WB e BB), va controcorrente rispetto al grosso della critica benjaminiana odierna che fa di tutto per separarli, in modo da dar risalto piuttosto alla tradizione ebraica che non al marxismo, sia pur eterodosso. Vedi Sigrid Weigel, secondo la quale «la stima che Benjamin ha tributato al Brecht del periodo di Mahagonny (…) rimane un mistero». Wizisla, volontariamente o no, si situa agli antipodi di queste posizioni e ci mostra la logica di quel supposto “mistero”. Continua a leggere Perché WB e BB devono essere pensati insieme

I seminari della LUNA: Jameson in lungo e in largo

Il semestre della LUNA si è chiuso con un seminario speciale interamente dedicato alla figura di Fredric Jameson. Come indica il titolo, Jameson in lungo e in largo, è stato affrontato l’intero percorso del saggista americano, dagli inizi degli anni Settanta alla scomparsa, avvenuta nel settembre dello scorso anno, passando per le citazioni delle opere principali e i problemi più acuti delle sue sempre sottili argomentazioni.
Un’opera mastodontica e complessa, senza dubbio, che ingloba e mette in comunicazione i diversi metodi critici (dallo strutturalismo alla psicoanalisi, dalla mitocritica alla decostruzione) sotto l’egida di un marxismo rinnovato e duttile che addita l’orizzonte imprescindibile della “storia dei modi di produzione”.
Chi volesse seguire l’intero seminario lo trova a questo link:

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E’ romanzabile Benjamin?

Ovviamente, la risposta è sì. Benjamin è “romanzabile” come qualunque altro personaggio storico. Anzi, se diviene personaggio di romanzo – come ad esempio, per dirne una, in Tutto il ferro della Torre Eiffel di Michele Mari – non si può neanche sindacare se corrisponda al profilo del Benjamin “vero” come risulta dagli atti, in quanto piuttosto c’è da domandarsi della sua funzione nel dispositivo narrativo in cui è incluso.
Quello però che si può obiettare è la “biografizzazione”, che nel caso del nostro autore significa ricondurre la sua teoria alle vicissitudini di un intellettuale erratico assai sfortunato e a vederne quindi i patemi d’animo, sbirciando magari nella sua problematica “camera da letto”, piuttosto che entrare nelle spire del suo pensiero: pensiero, del resto, estremamente complicato, per cui il biografismo offre una scorciatoia molto più comoda. Negli ultimi tempi, per altro, mi sembra che i commentatori tendano prevalentemente a riportarlo alle radici ebraiche, privilegiando il primo Benjamin a dispetto dell’ultimo, riducendo a inessenziale l’amicizia con Brecht e la collaborazione con la Scuola di Francoforte a necessaria provvigione per sbarcare il lunario. Come se fosse possibile, insomma, liberare il nano gobbo della teologia dall’automa marxista, per usare una fondamentale allegoria dell’autore stesso. Continua a leggere E’ romanzabile Benjamin?

Seminario “Critica della critica”: la linea di Montale in Sanguineti e Curi

Alla ripresa autunnale, il ciclo dei seminari intitolato “Critica della critica” è proseguito affrontando il tema “La linea di Montale in Sanguineti e Curi”. Si trattava di capire i metodi e gli esiti di una certa critica di ispirazione marxista che agisse in maniere molto aperte, col principale riferimento a un atipico come Walter Benjamin. Analizzando Montale, infatti, l’attenzione dei due critici, in momenti diversi, viene data sì all’autore ma includendolo all’interno di una storia; non però la storia come sfondo appiccicato per forza di cose, ma la storia letteraria come luogo di conflitto. Ecco quindi Montale posizionato in una “linea”: segnatamente la “linea crepuscolare” che emerge dal saggio sanguinetiano del 1954.
Chi volesse ascoltare o riascoltare la registrazione del seminario, può passare da qui:

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“Passages” per Mauro Ponzi

Ricordo con grande affetto la figura di Mauro Ponzi, che conoscevo fin dagli anni seguenti la laurea: eravamo insieme all’inizio degli anni Settanta nel collettivo dei “Quaderni di critica” e insieme a un altro grande “compagno dei Quaderni”, Aldo Mastropasqua – purtroppo lui pure scomparso prematuramente – ci scapicollavamo sui campetti di calcio, dopo il dibattito e gli studi.
Per ricordare Mauro è da poco uscito un bel volume, assai ampio, pubblicato dall’editrice Mimesis, che lo aveva a direttore di collana. Il titolo è Passages. Scritti in ricordo di Mauro Ponzi. In copertina reca una originale autocaricatura. I curatori sono Gabriele Guerra e Daniela Padularosa, suoi stretti collaboratori. E poiché Ponzi non era solamente un esperto germanista, ma un intellettuale e scrittore a tutto campo e a tutto tondo, il libro sorprende per la varietà degli interventi che lo costellano, tutti di grande interesse: ve ne sono non solo in tedesco, ma anche in francese, non solo di osservanza accademica e soprattutto nessuno ve ne è che manchi di un risvolto personale. Cosa insolita in un volume di omaggio è trovare continui riferimenti – di qualunque cosa si parli – a momenti di confronto, di stimolazione intellettuale, di coinvolgimento pratico, dove si dimostra come Mauro Ponzi producesse e facesse sorgere intorno a sé attività, occasioni di confronto e soprattutto entusiasmo. Continua a leggere “Passages” per Mauro Ponzi