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Come normalizzare uno scrittore abnorme

Come normalizzare uno scrittore abnorme? Un sistema sicuro è rifarsi alla sua biografia. Infatti la vita non potrà mai essere altrettanto “differente” quanto la scrittura. Basta grattarla un poco e affioreranno miserie umane, rancori e rimorsi, puerilità ed egocentrismi che, insomma, renderanno quell’autore – che a prima vista sembrava inarrivabile – tutto sommato molto simile a noi. Tanto più nel caso di scrittori che della biografia hanno messo ben poco nella loro scrittura: questo peccato contro il senso comune letterario che esige sulla pagina la confessione prima o poi lo pagheranno…
Mi è successo un po’ di anni fa di capitare in una presentazione dedicata a Giorgio Manganelli, e lì, per l’appunto, questo testardo narratore di “inesistenze”, che il lettore voleva «provocarlo, irretirlo, sfuggirgli», che la sua, dichiarava, «non è letteratura affettuosa, non accarezza i cani», ecco veniva sistemato a dovere attraverso gli episodi di impulsiva passione, la fuga in lambretta e soprattutto le donne. Il Manganelli innamorato! E dunque, alla fin fine, ricondotto a dimensioni compatibili con la media. Continua a leggere Come normalizzare uno scrittore abnorme

Ballare o pensare?

Al Parco dei Daini di Villa Borghese, dove moltissimi anni fa passavo i pomeriggi dopo la scuola inseguendo vanamente il pallone (mio cugino ricorda a quei tempi un imberbe Veltroni che, essendo d’età più piccolo di noi, veniva messo in porta), dunque in quel luogo per me “storico” oggi sorge un podio evidentemente predisposto per ospitare musica da ballo su cui campeggia in lettere dorate la scritta in inglese spiccio: DANCE FIRST THINK LATER.
A parte l’aspetto indelicato di quel “first” che ricorda un po’ troppo l’enfasi da Trump; a parte il fatto che nel ballo il percorso dal cervello alle gambe dev’essere minimo perché pensare troppo ai passi mentre si eseguono può portare ad inciampi, per cui sembra che pensiero non ci sia; a parte che quel “pensarci dopo” sembra proprio alludere alla minaccia delle conseguenze possibili, e si sa che il ballo è sempre stato “contagioso” anche prima del covid; a parte questo e quello, insomma, la scritta trovata all’impensata nei miei luoghi per così dire natii mi ha dato assai da pensare e più “prima” che “dopo”. Continua a leggere Ballare o pensare?