È uscito un nuovo libro di Alfonso Lentini, autore passato attraverso la Terza Ondata e ora operante in una zona franca di scrittura fantastico-onirico-magica praticata con molta ironia. Il nuovo libro s’intitola Noi siamo i lupopesci ed è pubblicato dalle edizioni pièdimosca nella collana diretta da Carlo Sperduti.
Il libro, che raccoglie pezzi molto brevi, raramente superiori allo spazio di una pagina, è diviso in 4 sezioni: la prima (Scale) è percorsa da un buffo spirito di elevazione che coinvolge un’intera famiglia, dai propinqui agli antenati; la seconda (Del dormire) esplora le esperienze dell’altra metà dell’esistenza; la terza è dedicata ai Nani di mente che credono soltanto in quello che vedono (e quindi, in fondo, siamo noi); la quarta insiste sul quotidiano deformato-contraddittorio e si chiude con un Viaggio sulla Luna (che dà il titolo alla sezione) percorso al contrario, cioè scendendo al «centro della Terra». Tutte prospettive comunque molto vicine e convergenti nella creazione di “mondi impossibili”. Continua a leggere I “lupopesci” di Lentini
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Il senso del nonsense
Apparentemente il nonsense è il contrario dell’allegoria. Quanto quella promette di arrivare a un senso, sia pure dopo complessi e tortuosi percorsi, tanto questo invece lo nega e lo cancella, nella propria stessa denominazione. Se guardiamo bene, però, il nonsense risulta coinvolto in una opposizione ancora più netta. Poiché la sua giustificazione più prossima è quella del gioco, eccolo allora schierato e in modo radicale in contrasto alla serietà. Tutto ciò che di saggio, adulto, drammatico, tragico o sentimentale è attribuito all’ambito letterario viene annullato dal nonsense. Il Messaggio con la maiuscola è proprio ciò che si trova ai suoi antipodi.
Si potrebbe parlare con Francesco Orlando di “ritorno del represso” e di un escamotage per poter fare in modo consapevole e riverito sotto le bandiere dell’arte e della letteratura quelle libere manipolazioni con il linguaggio che si facevano da bambini. È precisamente il “ritorno del represso nella forma”. Il piacere originario che l’infante si prende con le parole torna a galla un po’ in tutta l’istituzione poetica (le cui regole sono sostanzialmente, “regole del gioco”), ma in modo più eccessivo ed eversivo proprio nel nonsense. Continua a leggere Il senso del nonsense