Carla Vasio si è spenta il 24 gennaio dopo una vita, lunga più di un secolo, dedicata alla letteratura o, per meglio dire, all’elaborazione attenta e esigentissima della scrittura. Io l’ho conosciuta verso la fine degli anni Settanta e da lì in poi è stata una mia grande amica ed abbiamo passato ore intense a conversare tra presentazioni, letture, convegni, visite nella sua casa piena di libri (con il gatto Lalique) o attraverso il filo del telefono, con il giovamento del suo gusto raffinato e geniale, e di quelle che lei chiamava le “cattiverie”, che poi non erano altro che le giuste critiche all’ambiente letterario che ci circondava, a stigmatizzare quanto di approssimativo, petulante, presuntuoso e ridicolo vi circolasse. Addirittura quando si sentiva valorizzare come “scrittura al femminile” il suo sguardo tradiva una paziente sopportazione.
Carla aveva partecipato alla stagione del Gruppo 63 e questa esperienza le era stata fondativa. Ancora a distanza di tempo, nelle sue memorie di Vita privata di una cultura (2013), proprio nella pagina iniziale, lo ricordava come il segno di una alterità che non aveva finito di informare i suoi comportamenti: «Si può ammettere che eravamo scomodi, ed a quanto pare continuiamo a esserlo». Continua a leggere Per Carla