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Una pagina di riflessione di Antonino Contiliano

ANTONINO CONTILIANO

Quando la poesia pensa come un calcolo differenziale

Che cosa può avere in comune una poesia con il calcolo differenziale? A prima vista, quasi nulla. Da una parte ci sono formule, derivate e infinitesimi; dall’altra emozioni, immagini e parole. Eppure è proprio questa distanza a rendere interessante una proposta teorica che prova a leggere la poesia attraverso una delle più profonde invenzioni della matematica moderna.
L’idea non consiste nel ridurre la poesia a un’equazione, né nel sostenere che i versi funzionino come formule matematiche. Il punto è un altro: il calcolo differenziale offre un modello per pensare il modo in cui nasce il senso poetico.
Nel linguaggio ordinario tendiamo a cercare il significato delle parole come se fosse qualcosa di fisso e definitivo. La poesia, invece, sembra sottrarsi continuamente a questa logica. Il senso di un testo poetico non coincide mai con la semplice somma dei suoi vocaboli, ma emerge dalle relazioni che essi instaurano tra suoni, immagini, ritmo, memoria e storia. È un movimento di risonanza, più che un risultato, che dinamizza le differenze fra gli elementi eterogenei come differenziali.
Qui entra in gioco il parallelismo con il calcolo differenziale. Nella derivata, infatti, ciò che conta non è tanto il valore delle singole grandezze quanto il rapporto che le lega. La relazione diventa più importante dei termini considerati isolatamente. Allo stesso modo, nella poesia il senso non è contenuto in una parola presa da sola, ma nasce dalla tensione che essa stabilisce con tutte le altre. È questa rete dinamica di rapporti a produrre l’evento poetico.

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