Archivi categoria: Le uscite

Di nuovo l’allegoria

L’allegoria è da sempre un problema. Una sorta di “corpo estraneo” nel territorio delle finzioni. Già tra i greci antichi, per Platone e Aristotele (attenti a quei due!) la rappresentazione si basava sulla mimesi di azioni e personaggi umani. E sebbene proprio dalla loro lingua provenga il termine (allon agoreuo: dico altro) un senso secondo appariva, per l’appunto, secondario.
Ma, anche dopo avergli trovato un posto nella teoria letteraria, si apre tutta una serie di “bivi”, di distinzioni complicate. Infatti, come intendere il sottotesto, ovvero: simbolo o allegoria? Intuizione ispirata o collegamento intellettuale? E ancora: l’allegoria è negli occhi e nella pratica esegetica dell’interprete, oppure è dotata di proprie modalità che l’artista ha adottato consapevolmente? (Nel primo caso è dappertutto, nel secondo solo in alcuni testi). Andando avanti: che differenza c’è tra allegoria vera e propria (un’immagine strana della quale dobbiamo capire cosa indica) e personificazione (l’entità astratta che si presenta con l’iniziale maiuscola)? E poi: allegoria puntuale, concentrata in una singola figura oppure allegoria complessiva in un testo eterogeneo, frammentario, ecc. ecc.?
Tutta questa materia, intricata e soggetta a oscillazioni nel sorso della storia della letteratura e della filosofia, viene trattata nel mio volume L’allegoria che l’editrice Lithos ripropone oggi a 10 anni dalla prima in una nuova edizione ampliata , corredata dalla preziosa copertina verbovisiva di Giovanni Fontana.

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Lucini “politico”

Tra Otto e Novecento Gian Pietro Lucini è stato il nostro maggior poeta di tendenza “simbolista”, ma – attenzione – di un simbolismo pronto a integrare senza nulla perdere anche la prospettiva anarco-rivoluzionaria di taglio repubblicano e libertario. Nel suo assiduo lavoro filologico attorno all’autore, Pier Luigi Ferro ha da poco ripubblicato e restituito in volume unitario i libelli direttamente “politici” e segnatamente antimonarchici che Lucini aveva stampati “alla macchia” proteggendosi con l’anonimato o dietro l’artificioso pseudonimo di Çi-devant. Attorno al passaggio di secolo, questi “giambi roventi” come li definisce l’autore, rispondevano alla necessità di intervenire contro la repressione dei moti di protesta culminati con i fatti di Milano del maggio 1898 spenti dalle cannonate di Bava Beccaris. Risposta direttamente “antagonista” più che in altre occasioni, gestita da Lucini con vibrante acredine satirica.
L’edizione curata da Pier Luigi Ferro con una documentata introduzione e con una fitta rete di note che chiariscono fatti e personaggi della cronaca dell’epoca, ha per titolo Carmi clandestini (edizioni Diana) e comprende La Nenia del Bimbo, Il Sermone al Delfino e La Ballata di Carmen Monarchia. Continua a leggere Lucini “politico”

Malacoda sulla libertà

Annuncio l’uscita dell’Annuario Malacoda 2025, dedicato alla parola “libertà”. Si tratta, come il precedente dedicato al “lavoro”, di un libro collettivo, pensato dal gruppo redazionale di “Malacoda” rivista online e allargato a una serie di collaboratori sui diversi versanti della politica, della cultura e dell’arte. Termine circolante a proposito e a sproposito, la libertà sembra ancora oggi un obiettivo non completamente raggiunto, anzi spesso messo in pericolo; tanto più è parso necessario sottoporlo a una serie di prospettive mirate comprendente anche le galoppanti innovazioni tecnologiche (non a caso una sezione consistente del libro tratta delle “nuove sfide” sul terreno della Intelligenza Artificiale).
Come scrivo nella breve introduzione, «Tutti a parole danno gran valore alla libertà, poi però bisogna vedere cosa intendono e come si comportano nei fatti. Di quale libertà si parla, se il movimento del denaro non soffre restrizioni di rapidità, mentre il movimento dei profughi in fuga da condizioni disumane viene contrastato come atto ostile? (…) Il consumismo ha bisogno di soggetti liberi, versati a tutte le esperienze e le offerte, ma poi cerca di condizionarli in ogni modo. Forse libertà non c’è mai e quello reale è solo il processo della liberazione».
Se ne discuterà alla presentazione prevista per il 30 gennaio, ore 17,30 al Teatro di Porta Portese (via Portuense 102, Roma). Continua a leggere Malacoda sulla libertà

Poesia fatta per Bene

Carmelo Bene – lo sappiamo – è “apparso alla Madonna”. Ce lo ha detto nella sua autobiografia, incentrando il momento estatico sulla lettura bolognese dei versi danteschi. Per altro un’estasi all’incontrario rispetto anche ad alcuni passi precedenti (il meraviglioso «ci sono cretini che hanno visto la Madonna e ci sono cretini che non hanno visto la Madonna. Io sono un cretino che la Madonna non l’ha vista mai»). Che poi la predilezione infantile per la Madonna è chiaro che si sviluppa in un eroismo/erotismo verso il femminile.
Ma insomma, qui s’ha da parlare invece di Carmine Lubrano che, sulla scia delle “apparizioni” beniane, intitola il suo nuovo libro in versi Come Carmelo Bene sono apparso alla Madonna di Roca, uscito per le edizioni di “Terra del Fuoco”. E in questo libro Lubrano continua la sua poesia davvero ininterrotta, la sua “letania” più profana che sacra. Continua a leggere Poesia fatta per Bene

Perché WB e BB devono essere pensati insieme

Conoscevo il Benjamin und Brecht di Erdmut Wizisla, perché, mentre scrivevo il mio Brecht con Benjamin, l’ho consultato nella edizione originale tedesca con l’ausilio di una traduzione inglese. Adesso lo si può leggere tranquillamente in italiano, tradotto da Fabio Tolledi per le edizioni Kaiak di Pompei; il titolo è stato mantenuto: Benjamin e Brecht, storia di un’amicizia.
È un libro prezioso per varie ragioni. Frutto di una ricerca di prima mano, presenta diversi materiali dispersi negli epistolari, poco conosciuti o inediti. Diviso in 5 capitoli, non segue soltanto la cronologia a sfondo biografico dei due autori, ma dedica spazio anche alle loro opinioni e allo sfondo teorico del loro confronto. Inoltre, il capitolo centrale è dedicato alla vicenda della progettata rivista “Krise und Kritik” che, proprio perché non giunta a compimento, risulta significativa dell’intricata situazione degli anni Trenta del Novecento, e presenta motivi di interesse sia nelle intenzioni progettuali che nelle discussioni preparatorie.
Il libro, che rappresenta in modo inoppugnabile l’“amicizia” tra Walter Benjamin e Bertolt Brecht (WB e BB), va controcorrente rispetto al grosso della critica benjaminiana odierna che fa di tutto per separarli, in modo da dar risalto piuttosto alla tradizione ebraica che non al marxismo, sia pur eterodosso. Vedi Sigrid Weigel, secondo la quale «la stima che Benjamin ha tributato al Brecht del periodo di Mahagonny (…) rimane un mistero». Wizisla, volontariamente o no, si situa agli antipodi di queste posizioni e ci mostra la logica di quel supposto “mistero”. Continua a leggere Perché WB e BB devono essere pensati insieme

Juan Carlos Rodríguez e le articolazioni del Barocco

Juan Carlos Rodríguez (1942-2016) è stato un brillante teorico e critico letterario, legato al marxismo, ma con prodigiose messe a punto, mentre tutti erano impegnati in rapide retromarce… La sua base fondamentale consiste nell’individuare, per ciascuna epoca storica, la “matrice ideologica”: in questo modo l’ideologia non è più considerata come una mera efflorescenza del modo di produzione, bensì come una radice profonda che tiene insieme quelle che una volta si chiamavano struttura e sovrastruttura, nella consapevolezza che nessuna organizzazione del lavoro potrebbe funzionare senza l’addestramento di un soggetto ad essa adeguato: di qui l’importanza fondante dell’identità, di quello che Rodríguez chiama l’“io sono”, determinante per qualsiasi vita sociale.
In particolare l’opera di Rodríguez ha puntato a precisare i termini delle questioni approfondendo, precisando e articolando il vocabolario teorico, troppo spesso generico e confuso. Alcuni suoi libri importanti sono usciti proprio con il titolo “di cosa parliamo?”: De qué hablamos cuando hablamos de literatura (2002) e De qué hablamos cuando hablamos de marxismo (2013). Una interrogazione interminabile, che ha tenuto insieme Marx e Freud, Brecht e Borges, toccando i classici della letteratura (il massimo: Don Chisciotte) e i fenomeni quotidiani come la moda o il tango. Continua a leggere Juan Carlos Rodríguez e le articolazioni del Barocco