C’erano una volta su Tralfamadore delle creature che non assomigliavano affatto alle macchine. Non erano affidabili. Non erano efficienti. Non erano prevedibili. Non erano durevoli. E queste povere creature erano ossessionate dall’idea che tutto ciò che esisteva doveva avere uno scopo, e che certi scopi erano più nobili di altri.
Queste creature passavano quasi tutto il loro tempo cercando di scoprire qual era il loro scopo. E ogni volta che scoprivano quello che sembrava il loro scopo, quello scopo sembrava così abietto che le creature si sentivano riempire di disgusto e di vergogna. Continua a leggere Lo dice Vonnegut
Tutti gli articoli di francescomuzzioli
Tra i “Faldoni” di Ostuni
In forma di “faldoni” numerati Vincenzo Ostuni aveva già pubblicato i suoi versi in edizioni parziali presso vari editori e alcuni testi si trovano anche inclusi in una mia antologia. Tuttavia questa nuova raccolta “completa” (tra virgolette perché nulla impedisce all’autore di metterci ancora mano), uscita per i tipi de il Saggiatore, si presenta davvero come un’opera mastodontica, rasentando le 800 pagine. Il titolo è al singolare, Faldone, ma in realtà il contenuto è plurale, fatto com’è di sottosezioni, per raggiungere il numero significativo di 99 faldoni (e significativo – come vedremo – proprio perché non tocca per poco la cifra rotonda). Un’opera di tale impegno non può che essere la summa dell’intera attività poetica dell’autore e infatti raccoglie testi elaborati dal 1992 al 2024, ma è iniziata ancor prima, addirittura negli anni Settanta.
A causa della lunghezza dei versi il libro è stampato sul lato lungo, il che rende difficoltosa, se non acrobatica, la lettura, non solo a letto o sul bus, ma anche su una appropriata scrivania. Il che non è l’unica difficoltà. Il problema per il critico è anche memorizzare come si deve l’insieme dei frammenti che compongono l’opera; per non trovarsi alla fine a non aver presente l’inizio è necessario prendere appunti, selezionare i brani più significativi, con il patema che magari proprio quello che è stato tralasciato contenesse le principali chiavi di lettura. Quanto segue è un primo rudimentale approccio a questo vero e proprio “universo poematico”. Continua a leggere Tra i “Faldoni” di Ostuni
Il tragico e il comico, di alcune complicazioni
Se dovessi scegliere per forza tra il tragico e il comico, allora mille volte il comico. Sarà che il mio interesse per la letteratura è cominciato dalla parodia; sarà che, in quanto critico, sto sempre con la letteratura “secondaria”; sarà quel che sarà, ma il tragico per me ha sempre avuto una coloritura troppo nobiliare, da alte sfere, in atteggiamento di sopracciò, mentre il comico proveniente dal basso e per lungo tempo ritenuto subalterno e di minor credito, possiede l’energia del ritorno del represso. Il tragico è legato allo spirito e all’ideale, mentre il comico è materiale e corporeo. Quanto agli effetti, le lacrime sono tutte nella testa, il riso è di pancia.
Detto questo, però, le cose sono sempre un po’ più complicate rispetto a una semplice scelta di campo. Continua a leggere Il tragico e il comico, di alcune complicazioni
Narrazione sì, narrazione no
Ho spesso segnalato come caratteristica ideologica della nostra epoca l’esaltazione della centralità della narrazione. C’è al riguardo una bibliografica più che ampia che tocca svariati livelli e posizioni: in chiave tecnica (Brooks), femminista (Cavarero), piscologica (Gottshall), terapeutica (Cometa) e sicuramente ne sto dimenticando di importanti. Una vera valanga. Di narrazione si parla dappertutto e perfino, fatto significativo, nei talk-show della politica.
Tanto per non perdermi niente, sono andato a leggermi il libro di Byung-Chul Han, pensatore coreano operante in Germania, che ha già al suo attiva varie opere sulla filosofia sociale e sul mondo della comunicazione (l’infosfera). Il libro in questione, pubblicato da poco presso Einaudi, s’intitola La crisi della narrazione e subito questo titolo mi ha incuriosito. Come crisi? Ma se la narrazione straripa ovunque e bisognerebbe semmai contenerla! Han muove appunto da un paradosso: che quanto più se ne parla tanto meno è in buona salute… E siccome il paradosso mi è sempre parsa una buona maniera di rovesciamento dialettico, valeva la pena di andare a vedere un po’ più a fondo. Continua a leggere Narrazione sì, narrazione no
Il ritorno delle “Anatre”
Tornano in libreria, grazie all’editore Argolibri, Le anatre di ghiaccio di Mariano Baino, debitamente aggiornate e rimpolpate. Si tratta di un libro decisamente eccentrico e di difficile classificazione – forse Frye lo metterebbe nel quarto tipo di prosa, l’anatomia. Data la brevità della maggior parte dei brani, sembrerebbe una raccolta di aforismi, però però c’è di molto altro, giochi di parole, parodie, aneddoti, citazioni, riflessioni, allegorie, testi in versi. L’autore, che ci ha abituati sia in poesia che in prosa a comportamenti inusuali e ricchi di “spirito”, va qui al massimo, regalando sorprese e vero divertimento (proprio nel senso del “divertere”, la deviazione dal senso comune). Continua a leggere Il ritorno delle “Anatre”
I seminari della LUNA: Jameson in lungo e in largo
Il semestre della LUNA si è chiuso con un seminario speciale interamente dedicato alla figura di Fredric Jameson. Come indica il titolo, Jameson in lungo e in largo, è stato affrontato l’intero percorso del saggista americano, dagli inizi degli anni Settanta alla scomparsa, avvenuta nel settembre dello scorso anno, passando per le citazioni delle opere principali e i problemi più acuti delle sue sempre sottili argomentazioni.
Un’opera mastodontica e complessa, senza dubbio, che ingloba e mette in comunicazione i diversi metodi critici (dallo strutturalismo alla psicoanalisi, dalla mitocritica alla decostruzione) sotto l’egida di un marxismo rinnovato e duttile che addita l’orizzonte imprescindibile della “storia dei modi di produzione”.
Chi volesse seguire l’intero seminario lo trova a questo link:
Continua a leggere I seminari della LUNA: Jameson in lungo e in largo