Su “la Repubblica” del 6/6/2024 è comparsa una intervista al critico americano Daniel Mendelsohn che lamentava il cattivo stato della critica letteraria attuale, ormai diffusa nella rete senza distinzioni di competenze e quindi affatto priva di autorevolezza. «Siamo invasi da critiche, o presunte tali – a domanda risponde l’intervistato, – di persone improvvisate, senza alcuna preparazione accademica. La parola chiave di questa nuova tendenza è self/auto». Non è un discorso nuovo: ma ad avermi colpito è stato il titolo della pagina, a grandi caratteri, “Non esiste più la critica di una volta”, perché mi sono chiesto: quale sarebbe la “critica di una volta”? Ho passato la mia vita di insegnante a spiegare agli studenti che c’erano sempre parecchi metodi in campo, mica uno solo, per cui volevo vederci più chiaro su quale “critica di una volta” qui vertesse il rimpianto.
Ho pensato allora di rivolgermi al libro che Mendelsohn presentava nell’intervista, Estasi e terrore, uscito alcuni mesi fa per le edizioni Einaudi, in modo da capire meglio e di confrontarmi a ragion veduta. Perché anch’io sono convinto della crisi della critica, ma forse non pensando alla stessa cosa… Continua a leggere La critica di una volta – ma quale?
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Episodi luciniani
Pier Luigi Ferro, saggista esperto di Gian Pietro Lucini, pubblica per i tipi di Mimesis un libro che raccoglie le sue ricerche di archivio, svolte tra Lombardia (le carte luciniane sono conservate presso la Biblioteca Comunale di Como) e la Liguria. Il titolo, Sul cammino del Melibeo – rievocante uno dei frequenti nomi alternativi dell’autore, – indica che si tratta di diverse tappe che attraversano il percorso del nostro dagli inizi alla fine, attraverso singoli episodi e dettagli.
Seguendo l’indice, troviamo: il protoLucini giovanile alle prese con un impegnativo confronto con la religione nel poemetto Galileo (1887); i rapporti con i simbolisti genovesi, Giribaldi e Varaldo, sostenuti ed esortati; il carteggio con Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, figura abbastanza nota di poeta anarchico tra Otto e Novecento, in particolare a proposito del sospetto trafugamento dalla Corte d’Assise di Genova dei documenti sulle esecuzioni capitali dei mazziniani nel 1833 – una sorta di giallo politico; il carteggio con Mario Garea Del Forno (in arte Mornor Yadolphe), suo ammiratore, oltreché locatore della casa di Varazze (nelle lettere nominata come “Cretinopoli”) dove Lucini preferibilmente svernava fino agli ultimi anni di vita; chiude il libro il saggio, revisionato e integrato, che figurava come introduzione nella ristampa 2008 del Verso libero. Ciascuno dei lavori provenienti da ricerche d’archivio riproduce in appendice i materiali relativi. Continua a leggere Episodi luciniani
I seminari della LUNA: “Abel” di Alessandro Baricco
Il ciclo di seminari di “critica della narrativa” è giunto al suo termine (o al giro di boa, dipende da cosa si deciderà di fare in autunno) occupandosi di un romanzo recentissimo: all’uopo è stato scelto Abel, il “western metafisico” di Alessandro Baricco, con l’intenzione di capire, mediante l’analisi, le funzioni e l’ideologia di un testo che è stato definito fin troppo trionfalmente “un capolavoro”.
Intanto, dà molto da pensare la ripresa del western: un omaggio al cinema in cui il genere è molto più frequentato che non in letteratura? una sudditanza nei confronti della popolarità del tipo sceneggiatura anticipata? Un gioco postmoderno sul recupero del trash? Un nostalgico ritorno ai miti della giovinezza? Indubbiamente il western si presta all’epica dell’eroe solitario e quindi a una narrazione per così dire sovraesposta.
Chi volesse verificare lo svolgimento del seminario lo trova a questo link:
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Tentativo di capire “Oggettistica”
È difficile orientarsi nella poesia odierna. Oggi i poeti (ma la parola “poeta” mi produce orticaria: meglio dire “gli autori di poesia”) sembrano votati alla nobile “arte di arrangiarsi”. Voglio scrivere una poesia, come devo fare? Barcamenandosi di qua e di là tra lirica e antilirica, escono prove con assai diversi gradi di dignità artistica, ma tutte segnate da una certa casualità. Del resto, le tendenze riconoscibili vengono evitate accuratamente come la peste. Eppure, volenti o nolenti una tendenza implicita c’è sempre; e il compito del critico è proprio di scovarla.
Mi cimenterò su Oggettistica, il nuovo libro di Marco Giovenale (Tic edizioni). Con qualche speranza in più del solito, dato che Giovenale ha promosso negli ultimi tempi il dibattito sulla “ricerca” letteraria, seguito anche dal mio blog e quindi, se non una tendenza, almeno un’intenzione di differenziarsi dovrebbe averla. Tuttavia, un po’ per un’etica che esclude l’“asseverativo”, un po’ per la considerazione che i procedimenti eclatanti delle avanguardie hanno perduto di impulso, rimane qualche difficoltà nell’individuare le tracce. Riassumo nell’interrogativo: come è possibile un’alternativa con mezzi, per così dire, normali? Continua a leggere Tentativo di capire “Oggettistica”
Meglio tardi che mai
È mai possibile che mi sia perso un autore? Non è che ce ne fossero così tanti in circolazione che consuonassero con le mie corde “sperimentali”… E addirittura dopo averlo sfiorato e magari sfogliato, poi dimenticandolo? E nemmeno uno di quelli a metà strada, ma con tutte le carte in regola? Ebbene sì, è quanto mi è successo con Costantino Chillura.
A leggerlo (rileggerlo?) oggi nel volume complessivo primo delle opere poetiche (Opera poetica I, edito da [dia•foria, casa editrice sempre più benemerita) devo dire che mi sorge non poco rimpianto, perché avrebbe indubbiamente trovato posto convenientemente nelle antologie e nelle iniziative tra anni Ottanta e Novanta. Ma tant’è, non si torna indietro. E bisogna dire, con il titolo che ho scelto, “meglio tardi che mai”. Ora non ci sono più scuse: possiamo leggere, analizzare e commentare la poesia di Chillura, grazie all’opera critica di Gian Paolo Renello che, dopo aver organizzato nello scorso gennaio un convegno nel paese d’origine dell’autore (S. Stefano Quisquina), è il curatore di questo volume che apre con una preziosa introduzione. Continua a leggere Meglio tardi che mai
Ricerca e sperimentalismo trent’anni e passa addietro
Nella circostanza del centenario della nascita di Francesco Leonetti mi sono messo a scartabellare la sua quinta rivista, “Campo”, uscita dopo “Alfabeta” negli anni Novanta del Novecento. Così, nel numero-progetto datato 1990, ho ritrovato un mio intervento che avevo del tutto dimenticato, nel quale si parla di sperimentalismo e di ricerca letteraria. La cosa che più mi ha sorpreso è che – avendo rinunciato a fare concreti riferimenti agli autori di allora – l’analisi e le controproposte mi sono suonate straordinariamente attuali. Oggi avrei poco da aggiungere.
Sviluppi dello sperimentalismo letterario
Nella situazione attuale, la letteratura di ricerca si trova impegnata nel tentare percorsi di uscita dal blocco dominante dei prodotti di consumo. Anche ammettendo che una tradizione, cioè un sistema di retoriche vincolanti, non esista più (epperò processi di museificazione accompagnano pur sempre la mercificazione: basti vedere il frequente ricorso al valore del “classico” e del “grande stile”); resta il setaccio del mercato; il criterio della rapidità e comodità del consumo (facilità = vendibilità) omologa le scritture, potando i rami esuberanti ed eccentrici; e seleziona quelle ripetitive e riproduttive (con varianti solo combinatorie, non di struttura), in modo da trasmettere, immediatamente e senza equivoci i fantasmi ideologici. Continua a leggere Ricerca e sperimentalismo trent’anni e passa addietro