I seminari della LUNA: Le “descrizioni” critiche di Pasolini

Per il nuovo ciclo “Approfondimenti”, i Seminari della LUNA hanno puntato sul Pasolini critico di Descrizioni di descrizioni, la raccolta di recensioni scritte per la rubrica della rivista “Tempo” negli ultimi anni dell’autore (1972-1975). È quindi un Pasolini sempre più polemico verso la situazione sociale, ma che, sul piano letterario che gli compete come recensore “seriale”, è attentissimo a discriminare valori e disvalori.
Il seminario è stato condotto da Emanuele Bucci con una lunga relazione che ha evitato la dispersione della quantità (i pezzi sfiorano il centinaio) ed ha approfondito cinque interventi-campione: quello su Calvino (Le città invisibili); quello in morte di Gadda; quelli su Gozzano e Volponi (Corporale) e l’ultimo del libro, quello su Sciascia (Todo modo).
Chi volesse seguire il seminario, può accedere da questo link:

Anche attraverso il dibattito, si è notata la posizione di rifiuto totale delle due dimensioni del ’63 e del ’68, da Pasolini considerate «due discese di barbari». Poi, però, ad esempio nella recensione a Calvino, il dissapore nato proprio dall’avvicinamento calviniano a quelle espressioni viene superato, e Le città invisibili sono coperte di elogi (smentendo, tra le altre cose, la drastica contrapposizione di Pasolini vs. Calvino). Lo stesso, in fondo, a proposito di Gozzano, che poteva attizzare lo scontro con Sanguineti a proposito della configurazione del Novecento, e invece viene aggirato parlando di Gozzano dal punto di vista narrativo e di un Gozzano “non crepuscolare” (cioè senza climi grigi). Forse il nodo più ingarbugliato si trova nel pezzo su Corporale di Paolo Volponi, analizzato da Pasolini – in un modo che ricorda il descostruzionismo e Jameson – come costituito da due romanzi: un romanzo creaturale sottostante al romanzo dello scontro. La cosa va sottolineata perché – come Bucci ha ricordato durante tutta la relazione – le “descrizioni” critiche sono sostanzialmente coeve alla stesura di Petrolio che è sua volta, almeno nella forma che ci è arrivata, un romanzo “mostro”, plurale e composito. Però nella recensione a Volponi la duplicità e la contraddizione dei componenti non si capisce bene se è positiva o negativa.
Al netto dell’uso di un frasario da critica estetica (il bello, la “poeticità” come valore) è spesso l’intelligenza a far valere le proprie ragioni, senza sconti per nessuno (sorprendente la stroncatura della Storia della Morante).
Nel dibattito, precisazioni sono venute sull’umorismo, il rapporto con Gadda e in particolare con l’uso, nel titolo, del termine “descrizione” per caratterizzare sia il testo creativo che il testo critico, quindi, in sostanza, sul “realismo” pasoliniano.

02/04/2026

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