E’ questione di intelligenza

Inizio il sesto anno di “Critica integrale” intervenendo sul tema del giorno: l’intelligenza artificiale.

L’intelligenza è una. Se valutiamo la perspicuità di un ragionamento non è importante se sia stato fatto da un uomo, da una donna, da un bambino o da una macchina, quello che va considerato è la coerenza, l’ampiezza, il rigore. Quindi la questione è il quanto di intelligenza: l’aggettivo “artificiale” mi pare secondario.

Le intelligenze sono molte, però: non c’è soltanto quella logico-argomentativa (cui personalmente tengo oltremisura), ma c’è l’intelligenza pragmatica, la prontezza di spirito, l’intuito strategico, la partecipazione empatica, tutte forme dell’intelligere, cioè del capire. Nel dibattito, chiariamo prima di tutto di quale intelligenza vogliamo parlare.

Vantaggi e svantaggi. Ho una certa invida dell’intelligenza artificiale: non avendo un corpo, può formulare ragionamenti perfettamente esatti, mentre io sono sviato dalle pulsioni, dai flussi desideranti e via dicendo, non sono mai sicuro di avere elaborato al meglio. Tuttavia, per la medesima ragione, l’intelligenza artificiale manca di finalità e questo è il limite del suo puro raziocinio: non investe sulla ragione.

Per il momento l’intelligenza artificiale ha una funzione servile, strumentale. Tuttavia non è inverosimile che lo strumento influisca sull’uso che ne facciamo. Non solo perché – come già con gli smartphone – potrebbe diventarci indispensabile, ma anche per la sua stessa strumentalità. In fondo, anche lo strumento più semplice, poniamo un martello, siamo proprio sicuri che non sia lui a guidare la mano anche al di là della funzione apparente? È plausibile pensare che il martello, che servirebbe a picchiare un chiodo, abbia condotto la mano a picchiare un cranio.

Di qui l’incubo della fantascienza, dai primi robot di Karel Čapek fino al Neuromancer di Gibson e oltre. Cioè che alla lunga avvenga un rovesciamento e gli strumenti prendano il sopravvento sui loro padroni, anche perché a forza di imitarne i comportamenti finiranno per aspirare al potere. L’obiettivo della macchina può essere solo l’ottimizzazione: allora potrebbe vedere che gli siamo di intralcio, che la utilizziamo al massimo o in modo disattento, e programmare la nostra eliminazione. Tra l’altro, se avranno un’intelligenza di tipo strategico, converrebbe alle macchine di rendere la presa di potere inavvertita, non ce ne accorgeremmo neanche e forse è già avvenuta. Invece, se avessero davvero piena intelligenza, potrebbero non aspirare a alcun potere, anzi detestarlo.

Siamo già gestiti dall’algoritmo che ci dice cosa ci piace. Ma in fondo, poco male, l’algoritmo è come la nonna. Quando andavamo a pranzo dalla nonna e accoglievamo il suo soufflè dicendo per gentilezza “che buono!”, poi la volta dopo lei ce lo ripresentava dicendo “ecco, ti ho fatto il soufflè che ti piace tanto”… L’algoritmo fa lo stesso: se hai cercato in rete un rubinetto, la volta dopo ti riempie della pubblicità di rubinetti d’ogni tipo. Non riflette mica che hai già comprato quello che ti serviva.

Il vantaggio dell’intelligenza artificiale è che, mentre le mie sinapsi sono lente e fanno cilecca, in pochissimo tempo lei sfrutta il sapere dell’intera rete. Ma poiché nella rete c’è di tutto, l’intelligenza artificiale non può che collocarsi in una posizione mediana, quindi sostanzialmente moderata. Non mi pare un esito molto intelligente.

Uno scrittore ha precisato che il suo libro “non è stato scritto con l’intelligenza artificiale”. Evidentemente la precisazione era necessaria, perché se no lo si sarebbe potuto pensare. Infatti, lo scrittore di successo commerciale scrive assai banale, come se avesse lui pure una intelligenza alquanto artificiale.

Se dovessi domandare qualcosa all’intelligenza artificiale le chiederei come si fa a fare il comunismo rimanendo entro i parametri europei. Se mi rispondesse che non è possibile o che, in qualsiasi caso, è impossibile il comunismo in quanto tale, allora vorrebbe dire che non è ancora del tutto intelligente, perché non fa altro che ripetere il senso comune dominate e ci arrivavo da solo. Se invece presentasse un progetto con le dovute cifre, allora, perché non prenderla in considerazione, malgrado sia artificiale?

06/01/2025

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