Dettagli di Cesare Vivaldi
Cesare Vivaldi è presente nell’antologia fondativa del Gruppo 63 con la prosa Polidoro. All’inizio degli anni Sessanta i suoi componimenti poetici si avvicinano molto ai procedimenti sperimentali. Nel 1964, Dettagli comprende il lavoro di Vivaldi fino a quel momento, dalle poesie di timbro neorealista ai testi in dialetto ligure. Quella che qui ci interessa è l’ultima sezione, datata 1960-1962 e intitolata Esercizi di scrittura. Non sono proprio gli esercizi di stile alla Queneau, ma hanno comunque in evidenza una esplicita tecnica combinatoria. Ognuno dei testi, scritti in versetti lunghi, si compone di varie sezioni che rimescolano in variazione gli elementi esposti nella prima. Oltre a un andamento pieno di ritorni, la ricomposizione ottiene spesso risultati sorprendenti e accoppiamenti inusitati.
Prenderò, come campione, il testo intitolato Il muro, composto da 5 sezioni di 4 versi ciascuna; e comincerò col citare la prima sezione:
Il muro calcinato si copre di rovi. A perdita d’occhi è solo muro rovente di sole: screpolato da miliardi di zampe di lucertole in corsa. Fiutato sa solo d’intonaco cotto e di parietarie appassite.
Murato in uno spazio immenso. Sigillato nel tempo. Il muro sta: resiste.
La bianca pozza di lagrime non lo corrode. Hallalì hallalì. Trapassa una muta corsiva di cani sul fianco del colle che odora di lepre.
Si schiaccia contro il muro. Piano rientra nell’ombra: nell’orbita. Macchie abrasioni graffiti nel silenzio rovente.
Sottolineo subito l’aspetto ritmico dei versi lunghi e lunghissimi, che celano però misure tradizionali. Per esempio, nel primo verso posso ritagliare dei cripto-endecasillabi (“è solo muro rovente di sole”; “screpolato da miliardi di zampe”); e si può rilevare la sequenza “Trapassa una muta corsiva di cani sul fianco del colle che odora di lepre”, che ha cadenza regolare dell’accento ogni tre sillabe, tipicamente pavesiana – e del resto ricorda pure il colle di “camminiamo una sera sul fianco di un colle” nei Mari del sud.
Notevoli sono i richiami sonori: colgo in particolare il ritorno della medesima sillaba all’inizio della parola successiva, vedi: “muro rovente”, “miliardi di”, intonaco cotto”. Percussioni sonore: “sta: resiste”, nell’ombra: nell’orbita”. Una somiglianza sonora forte c’è anche tra le parole “rovi” e “rovente”, che non a caso vengono avvicinate nella variazione della seconda sezione verso 4: “il muro rovente di rovi”.
Interessante è anche la conclusione con “Macchie abrasioni graffiti”, che rimandano alle operazioni materiche dell’arte di quel periodo (non a caso, il primo componimento degli Esercizi è dedicato a Burri). Il muro ha anche un forte valore allegorico: è “sigillato”, “murato”. Rappresenta un impedimento insormontabile. Si può interpretare come un’indicazione centrale: il senso non si può raggiungere, ma si può lavorare sulla sua superficie e, per così dire, cercare di aggirarlo sempre in modi diversi. Anche la caccia, come vedremo, finisce per scambiare inseguito e inseguitore.
Con la seconda sezione cominciano a manifestarsi alcune incongruità:
Nell’immenso tempo resiste. Il muro sta. Murato: sigillato nello spazio.
Hallalì hallalì. Bianca muta di cani trapassa in corsiva pozza di lagrime sul fianco del colle che l’odore di lepre non corrode.
Piano rientra nel muro. Si schiaccia nel silenzio rovente: nell’orbita. Macchie graffiti abrasioni dell’ombra.
Solo intonaco cotto: il muro rovente di rovi a perdita d’occhi si copre di sole. Solo fiutato da parietarie lucertole: calcinato da miliardi di corse di zampe appassite.
Come sarebbe l’odore “corrosivo”? E le zampe, come sarebbero “appassite”? (intanto “parietarie” e “lucertole” sono diventate la medesima cosa. Il “fianco del colle” ha mantenuto la sua cadenza pavesiana).
Terza sezione:
Odore di bianca lepre non corrode la muta dei cani. Trapassa una pozza di lagrime sul fianco corsivo del colle. Hallalì
Piano si schiaccia nell’orbita: nel silenzio rovente dell’ombra del muro. Rientra in graffiti macchie abrasioni.
Cotto muro di rovi. Intonaco solo rovente d’occhi appassiti di lucertole: fiutato da miliardi di parietarie calcinate dal sole. Screpolato in perdita di zampe.
Muro murato in un immenso muro. Resiste: sta sigillato nello spazio il tempo.
Adesso il colle ha addirittura un “fianco corsivo” (di nuovo una ribattuta sillabica: “fianco corsivo”). Le povere lucertole hanno gli occhi “appassiti” e la “perdita di zampe” dovrebbe riguardare proprio loro. Il “muro murato” è diventato, in iperbole, addirittura “immenso”.
Quarta sezione:
L’ombra si schiaccia nell’orbita d’un rovente silenzio. Abrasioni graffiti macchie rientrano piano nel muro.
Il muro di solo intonaco cotto si copre a perdita d’occhi di sole screpolato di rovi roventi e parietarie appassite. È muro fiutato da miliardi di zampe di lucertole calcinate dalla corsa.
Muro resiste nell’immenso spazio. Murato sta nel tempo: sigillato.
Un hallalì corsivo non corrode lagrime. Hallalì bianca pozza. Trapassa la lepre sul fianco del colle se odora la muta dei cani.
Qui alcuni strani scambi: non più il muro, ma il sole è “screpolato”, mentre la lepre ha preso il posto dei cani. Il grido della caccia (hallalì) è diventato “corsivo”. Continua il gioco di alternanza tra “tempo” e “spazio”: “immenso tempo” e “immenso spazio”.
Ultima sezione:
Solo muro a perdita d’occhi calcinato da miliardi di rovi appassiti: coperto di zampe di parietarie lucertole. Fiutato sa solo di sole rovente che screpola in corsa l’intonaco cotto.
Sta nello spazio. Resiste sigillato. Muro murato in un immenso tempo.
Hallalì hallalì. Corsiva la pozza dei cani non lo corrode. Bianca trapassa una muta di lepri sul fianco del colle che odora di lagrime.
Rientra piano nell’orbita del muro. Si schiaccia nell’ombra. Nel silenzio rovente macchie abrasioni graffiti.
Oh bella: una “muta di lepri”! Mentre i cani che dovevano cacciarle sono finiti in una pozza al posto delle lacrime. Adesso ad appassire sono i rovi. E le lucertole? Di nuovo associate alle parietarie, ma almeno hanno recuperato le zampe…
Interessante è il riordinamento della triade “Macchie abrasioni graffiti”. Nella seconda sezione è “Macchie graffiti abrasioni” (con scambio tra seconda e terza posizione); nella terza sezione è “graffiti macchie abrasioni” (con scambio tra prima e seconda posizione); nella quarta sezione è “Abrasioni graffiti macchie” (con scambio tra prima e terza posizione); nella quinta sezione ritorna circolarmente all’ordine iniziale: “macchie abrasioni graffiti”.
Insomma, dalla matematica combinatoria emergono esiti surrealisti. Un Cesare Vivaldi che si mette, in questo periodo, da par suo al passo con la poesia sperimentale.